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Opinioni

Amiamo con i fatti e nella verità

La Colletta alimentare e la Giornata mondiale dei poveri. Avvenimenti ecclesiali che attraverso i molti volontari hanno un risvolto concreto sulla vita della comunità locale, anche ad Alessandria
OPINIONI - Anche la nostra realtà alessandrina viene da giorni di impegno sociale, quali la Colletta alimentare di sabato scorso e la Giornata mondiale dei poveri del 19 novembre.
Si tratta di avvenimenti ecclesiali che come la Colletta alimentare hanno ormai una storia ben radicata (del 1989 è la nascita del Banco alimentare, del 1997 la corrispondente Colletta alimentare) oppure come la Giornata mondiale dei poveri che, per volontà di papa Francesco, è iniziata quest’anno.
Avvenimenti ecclesiali, dicevamo, ma che attraverso i molti volontari nei diversi supermercati e poi attraverso la Caritas che si impegna a distribuire il cibo raccolto, hanno un risvolto concreto sulla vita della comunità locale, anche ad Alessandria.
«Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità». Prendendo spunto da queste parole dell’apostolo Giovanni (1 Gv 3,18) papa Francesco ha voluto rivolgere un messaggio proprio in occasione della Giornata da lui voluta.
Nelle espressioni del pontefice è particolarmente sottolineata «l’opposizione tra le parole vuote che spesso sono sulla nostra bocca e i fatti concreti con i quali siamo invece chiamati a misurarci», quando ci dimentichiamo con estrema scioltezza di chi non ha nulla per vivere.
«L’amore, ricorda il papa, specialmente ai credenti, non ammette alibi: chi intende amare come Gesù ha amato, deve fare proprio il suo esempio; soprattutto quando si è chiamati ad amare i poveri. Il modo di amare del Figlio di Dio, d’altronde, è ben conosciuto, e Giovanni lo ricorda a chiare lettere. Esso si fonda su due colonne portanti: Dio ha amato per primo; e ha amato dando tutto sé stesso, anche la propria vita».
In questo contesto la diocesi di Alessandria, oltre alle celebrazioni religiose per la Giornata dei poveri, ha voluto offrire alla città un gesto concreto di solidarietà, con l’inaugurazione di un poliambulatorio in S. Rocco, accanto alla Caritas. Si tratta di un servizio medico e odontoiatrico gratuito, cui si unirà nei prossimi mesi il servizio docce.
Mons. Guido Gallese, vescovo di Alessandria, presentando l’iniziativa si è chiesto: «Cosa facciamo noi effettivamente per il povero? Nel suo messaggio per la prima Giornata Mondiale dei Poveri, il Santo Padre parte da un punto di vista un po’ rivoluzionario: il povero non è uno che è carente. Il Santo Padre un po’ capovolge questa visione della povertà dicendo che i poveri sono beati e sono chiamati da Gesù “beati”, chiamati a essere slegati dai beni materiali. Infatti tante volte Gesù parla della ricchezza come impedimento... ricordiamoci quando diceva che è difficile che un ricco entri nel regno dei Cieli, capovolgendo così la mentalità ebraica classica che vedeva nella ricchezza una benedizione: Perché quest’uomo è ricco? Perché è benedetto da Dio!».
«Se nella giornata del povero vogliamo fare solo qualche “azioncina” allora va bene, ha proseguito Gallese, siamo tutti contenti, ma non cambia nulla poi. Se invece vogliamo andare a fondo, in una concezione della vita molto differente, molto bella, molto profonda, per cui l’amore è una storia seria e chiede una comunione, allora dobbiamo avere un legame d’amore. Essere in comunione con una persona vuol dire essere legati a quella persona da un legame d’amore. Bisognerebbe vivere in questo modo la carità».
È un impegno, questo, che riguarda tutti, ma che deve risuonare forte anche nelle orecchie dei credenti, che spesso si mettono l’anima in pace con qualche “azioncina” di carità e qualche preghiera, rischiando di dimenticare il mondo che li circonda. In questo senso papa Francesco nel suo Messaggio chiede di non dimenticare che per i discepoli di Cristo la povertà è anzitutto una vocazione a seguire Gesù povero. «È un cammino dietro a Lui e con Lui, un cammino che conduce alla beatitudine del Regno dei cieli. Povertà significa un cuore umile che sa accogliere la propria condizione di creatura limitata e peccatrice per superare la tentazione di onnipotenza, che illude di essere immortali. La povertà è un atteggiamento del cuore che impedisce di pensare al denaro, alla carriera, al lusso come obiettivo di vita e condizione per la felicità. È la povertà, piuttosto, che crea le condizioni per assumere liberamente le responsabilità personali e sociali, nonostante i propri limiti, confidando nella vicinanza di Dio e sostenuti dalla sua grazia. La povertà, così intesa, è il metro che permette di valutare l’uso corretto dei beni materiali, e anche di vivere in modo non egoistico e possessivo i legami e gli affetti».
A queste parole ha fatto eco anche mons. Gallese, nel ricordare come questo valga con chiarezza anche per la Chiesa. «Vediamo con chiarezza, ha detto, come uno stile di vita più povero e più semplice favorisca una comprensione più profonda del mistero cristiano, che è un miglior stile di vita. È questione quindi non di dare qualcosa a chi non ne ha ma di vivere uno stato di comunione».
 
27/11/2017
Stefano Tessaglia - redazione@alessandrianews.it
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