Opinioni

Barra a destra

Stupisce la bonaccia. Dopo la tornata elettorale con elettori di secondo grado (grandi elettori) per la designazione del Presidente della provincia, segue ancora la calma piatta ...

OPINIONI - Stupisce la bonaccia. Dopo la tornata elettorale con elettori di secondo grado (grandi elettori) per la designazione del Presidente della provincia, segue ancora la calma piatta di cui, sulla nostra pubblicazione, si è detto in riferimento alla situazione politica locale. Eppure i motivi per ragionarne non sarebbero mancati e, per lo schieramento di centro/sinistra, ma non solo, per preoccuparsi.

Farò richiamo per introdurre, due brevi considerazioni tra le tante che si potrebbero proporre.

Intanto, se c’è un motivo di preoccupazione, per tutta la classe politica che concorreva alla tornata elettorale, lo si individua nella scarsa partecipazione al voto. C’è ormai una pressoché totale omologazione quantitativa all’astensionismo elettorale, tra il cittadino comune ed i personaggi inseriti nella gestione della cosa pubblica. Le cifre parlano da sole: sul totale degli elettori interessati ha votato poco meno del 60% (1247 su 2111 elettori effettivi). Si noti, si tratta di elettori di secondo grado ( grandi elettori!), cioè non già di comuni cittadini (al primo turno delle ultime elezioni amministrative aveva votato, di questi ultimi, il 55% circa), si tratta di amministratori consapevoli del loro ruolo che onorano con sacrificio volontario, tanto che parecchi sindaci dei piccoli paesi rinunciano anche al loro contenutissimo compenso magari per assicurare stipendio al loro unico dipendente; si tratta di persone serie, impegnate coerenti. E non vanno a votare! Evidentemente perchè arrivano a distinguere, a congliggere (sicuramente in modi inaccettabili) tra serietà amministrativa e coerenza politica. Preoccupa un possibile raccordo, un probabile nesso tra questo comportamento e la caduta della politica e della sua rilevanza come risposta ai problemi del cittadino.

In secondo luogo andrebbero rilevate le difficoltà (seconda considerazione) in cui si dibatte ormai la sinistra sedicente riformista. Analizzando almeno un po’ il risultato, preoccupa non tanto l’elezione di un candidato rispettabile, non solo la vittoria del centro/destra, ma il quadro forse complesso, ma evidente, dei flussi elettorali. Gian Franco Baldi ha vinto prevalentemente, se non esclusivamente per il consenso indifferenziato raccolto nei piccoli comuni. Basti considerare il voto “ponderato” e cioè il voto che tenga conto della percentuale di incidenza tra la varie fasce dei centri interessati (tanto per chiarire Alessandria incide ovviamente di più del comune di poche centinaia di abitanti). Bene, la fascia dei piccoli comuni (fascia A) con meno di tremila abitanti ha sostenuto il vincitore con il punteggio ponderato di 11.664 voti, l’avversario con 6714 voti: una disfatta. Ciò che però stupisce di più è che in quegli stessi comuni il voto precedente per la Rita Rossa a presidente dell’amministrazione provinciale aveva marcato un vantaggio del centro/sinistra di 2000 voti ponderati, stavolta lo stesso centro/sinistra ne registra circa 5000 di svantaggio. Tutto questo va rilevato perché non si sostenga che Rocchino Muliere ha perso solo a causa dell’astenzione elettorale; c’è stato un reale spostamento di voti impressionante, tanto da essere un sintomo allarmante per tutti, di una mobilità che soltanto la caduta dei grandi ideali sembrerebbe giustificare. Abbiamo celebrato la fine delle ideologie, ma non ci siamo accorti che le abbiamo confuse con le identità ideali su cui le parti politiche si fondavano. Come si dice: buttare il bambino con l’acqua sporca!

Se questo dovrebbe essere preoccupazione di tutti perchè risultato della canea populista, degli scandali della politica, della caduta dei ceti dirigenti, c’è tuttavia un aspetto su cui la sinistra dovrebbe guardare in casa sua. La sconfitta delle periferie significa incapacità di incidere sul territorio, significa mancato radicamento in quel mondo rurale in cui si fanno i giochi e nei quali la sinistra ha sempre pareggiato, almeno nella “Prima Repubblica”, i conti con la Democrazia Cristiana che pure era ben altro che un partito di destra; se mai era un partito che conteneva le derive moderate nell’alveo dei processi democratici.

Amici e compagni, sul territorio si fa politica e lì si recupera, nel possibile, ciò che una sonora batosta ha mandato in frantumi.

1/10/2017
Agostino Pietrasanta - Redazione Appunti Alessandrini - redazione@alessandrianews.it