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Opinioni

Carrà, Carrà, ancora Carrà...

Il grandissimo artista nato a Quargnento protagonista con molte opere della grande mostra in corso alla Fondazione Prada di Milano
OPINIONI - Il rischio di ripetersi si sconfigge con l’impossibilità di tacere la notizia. Non c’è nulla da fare. Carlo Carrà, il “nostro” Carlo Carrà ritorna a più riprese nelle grandi mostre della primavera 2018. A Milano in almeno due mostre: al Castello in una mostra sul disegno, ma soprattutto in quella che si evidenzia come “la” mostra di cui non si può che dire tutto il bene possibile, per qualità delle opere e del progetto che le sostiene: “Post zang tumb tuuum. Art life politics: Italia 1918-1943” aperta fino al 25 giugno alla Fondazione Prada di Milano.
Le opere di Carrà sono numerose, e confermano il ruolo centrale dell’artista alessandrino nell’arte e nel dibattito culturale di quegli anni, che lo videro protagonista indiscusso della scena artistica. Sono soprattutto paesaggi e nudi, alcuni dei quali presentati alla Biennale di Venezia.

La mostra appare davvero innovativa nella costruzione, ricchissima di dipinti, sculture e documenti, ma miracolosamente, non noiosa, grazie, certamente, all’investimento economico, ma soprattutto alla qualità delle opere e al modo in cui sono esposte. Il curatore Germano Celant, ha inteso esplorare il sistema dell’arte e della cultura in Italia tra le due guerre mondiali, partendo dalla ricerca e dallo studio di documenti e fotografie storiche che rivelano il contesto spaziale, temporale, sociale e politico in cui le opere d’arte sono state create, messe in scena, nonché vissute e interpretate dal pubblico dell’epoca.
600 opere, 100 autori e una ricostruzione che ricontestualizza in molti casi le esposizioni in cui le opere sono state esposte per la prima volta, con un sistema di riproduzioni in bianco e nero che definisce gli spazi espositivi di allora, arricchito da foto frutto di una ricerca indubbiamente profondissima.
Partendo dal presupposto dell’inscindibile legame tra politica ed estetica, la mostra esamina il periodo storico tra il 1918 e il 1943, in cui in Italia si verificò la crisi dello stato liberale e l’affermazione del fascismo.

Atelier d’artista, collezioni private, grandi manifestazioni pubbliche, esposizioni d’arte italiana in ambito nazionale e internazionale, architetture, piani urbanistici, grafica e prima produzione in serie di arredi. Tutto correda le opere restituendo veramente un clima e una storia. La ricostruzione delle condizioni materiali e fisiche della presentazione originale delle opere consente di indagare il complesso sistema di relazioni tra autori, galleristi, critici, ideologi, politici, collezionisti, mecenati, spettatori e permette anche di esplorare il dispositivo “mostra” nelle sue diverse declinazioni. Il fascismo seppe sfruttare l’immagine a suo uso e consumo, in modo trasversalmente moderno e manipolativo.
Il progetto di allestimento, ideato dallo studio 2x4 di New York in dialogo con il curatore, si presenta come una piena immersione, segnata da 24 ricostruzioni parziali di sale espositive pubbliche e private. In questi ambienti, costituiti dall’ingrandimento in scala reale delle immagini storiche, vengono ri-collocate le opere originali di artisti come Giacomo Balla, Carlo Carrà, Felice Casorati, Giorgio de Chirico, Fortunato Depero, Filippo de Pisis, Arturo Martini, Fausto Melotti, Giorgio Morandi, Scipione, Gino Severini, Mario Sironi, Arturo Tosi e Adolfo Wildt, tra gli altri. Futurismo, Valori Plastici, Novecento, Scuola romana, i cosiddetti Italiens de Paris, il gruppo degli astrattisti e Corrente. Viene così ricostruito il panorama artistico e culturale di quegli anni, caratterizzato da eclettismo e pluralismo espressivi, avanguardia e ritorno all’ordine, sperimentazione e realismo, intimismo e propaganda.

L’attenzione al contesto sociale, politico e vitale si traduce in mostra anche nella presentazione di progetti architettonici, piani urbanistici e allestimenti di grandi eventi quali la Mostra della Rivoluzione Fascista (1932), l’Esposizione dell'Aeronautica Italiana (1934), la Mostra nazionale dello Sport (1935). Proiezioni di grandi dimensioni permettono di restituire l’imponenza della scala originale e l’impatto propagandistico e celebrativo degli allestimenti dell’epoca.
All’interno del Cinema della Fondazione Prada sono proiettati 29 cinegiornali integrali, selezionati in collaborazione con l’Istituto Luce - Cinecittà, distribuiti nelle sale italiane tra il 1929 e il 1941. I filmati documentano le fasi di allestimento e i momenti di inaugurazione di alcuni tra i principali eventi espositivi e culturali del periodo.
La mostra “Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943” è accompagnata da un volume scientifico di 696 pagine che include più di 1000 illustrazioni, edito dalla Fondazione Prada.

Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943
Fino al 25 giugno 2018
Fondazione Prada
Largo Isarco 2, Milano
Orario: lunedì, mercoledì, giovedì 10.00-19.00; venerdì, sabato, domenica 10.00-20.00
Info: www.fondazioneprada.org
18/04/2018
Maria Luisa Caffarelli - redazione@alessandrianews.it
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