Opinioni

Come delegittimare i Notav e andare avanti con il Terzo Valico

"Finché quel giochino funziona la gente schifa i cattivi Notav, mentre, lontani dai riflettori, politica e mafie continuano a mangiare miliardi di soldi pubblici per fare opere pensate trent’anni fa, prima che lo sviluppo tecnologico sull’uso delle ferrovie esistenti le rendesse inutili"
OPINIONI - Si chiamano No Tav perché hanno iniziato vent’anni fa combattendo gli sprechi del Tav (al maschile perché è un treno) ed ora continuano contro opere inutili e dannose come Terzo Valico e Torino-Lione che con il Tav, ormai, hanno poco a che fare. Ma il nome è rimasto e anche l’equivoco aiuta i media a raccontare che “i No Tav sono dei violenti che dicono di no a tutto”. Finché quel giochino funziona la gente schifa i cattivi Notav, mentre, lontani dai riflettori, politica e mafie continuano a mangiare miliardi di soldi pubblici per fare opere pensate trent’anni fa, prima che lo sviluppo tecnologico sull’uso delle ferrovie esistenti le rendesse inutili. I No Tav però insistono nel proporre le 1000 cose che invece vanno fatte in Italia con quei soldi (come, per citare solo una di quelle che riguardano la sola Alessandria, le casse di espansione che servono ad evitare la prossima annunciata alluvione). E siccome questo disturba i poteri forti bisogna provocare i Notav e portarli allo scontro per continuare a demonizzarli e fare in modo che l’opinione pubblica continui a non prendere nemmeno in considerazione le loro proposte. Ma come fare a provocarli? Non è difficile perché hanno molti punti sensibili. Ad esempio, per molti di loro, la Resistenza. Nel genovese e nell’alessandrino i partigiani morti sono stati tanti e riguardano le famiglie di molti Notav, che su quello possono essere provocati e magari anche divisi. 

Ecco che allora il commissario al Terzo Valico, Iolanda Romano, che di mestiere è specializzata nella gestione dell’opposizione popolare, ne ha studiata una bella: una “ciclocamminata” con all’interno, il primo ottobre, una “innocente” gita alla Benedicta che, tra uccisi in combattimento, fucilati e morti in campi di sterminio significa oltre 300 morti. Un luogo che con il Terzo Valico non c’entra nulla, perché si trova in un’altra valle, lontano dalle devastazioni dei cantieri. Ovviamente a proporlo non è lei. Ma a farlo per lei è Antonio Moscato presidente della Sezione del Cai di Alessandria, unica, tra le 8 sezioni della provincia, ad aderire alla ciclocamminata ignorando lo statuto del Cai che parla di difesa dell’ambiente montano. Ma Moscato non è uno qualsiasi. È un imprenditore che tra i suoi clienti ha pezzi di potere come Iren, Buzzi Unicem, Fiat, Intesa San Paolo. Gente che condiziona senza nemmeno alzare il telefono. Ovviamente i Notav (poi seguiti, finora, dai Consiglieri Comunali 5 Stelle della zona) hanno reagito alla strumentalizzazione e quindi quel giorno alla Benedicta ci sarà una bella festa a cui io andrò. Lì i Notav sono di casa. Alla grande manifestazione annuale di aprile alla Benedicta ho sempre visto molti di loro, mentre non ricordo di averci visto Moscato. L’intento provocatorio è chiaro: ottenere una situazione che giustifichi la presenza di molti uomini armati in divisa alla Benedicta, là dove l’ultima presenza di truppe risale a più di 70 anni prima, ed erano Tedeschi e Repubblichini. E poi foto e filmati di Polizia e Carabinieri con scudi e manganelli alla Benedicta per far ricadere sui Notav la colpa di quella “profanazione”. Guarda caso tra i “gitanti” è prevista la presenza di giornalisti. 

La Iolanda Romano addirittura poi fa “bingo” se ne escono foto e filmati di scontri con i Notav. E se poi in Prefettura decidono che non è proprio il caso che la gita venga fatta esattamente lì, la scusa per delegittimarli c’è comunque: i cattivi Notav verranno accusati per aver impedito ad innocenti cittadini di conoscere un luogo simbolo della Resistenza. E così la mangiatoia può continuare indisturbata. Una trappola ben congegnata, non c’è che dire. Sanno fare bene il loro mestiere. Ovviamente qualcuno dirà che tutto questo è dietrologia. È normale: quelli che stanno dietro alle spalle del prossimo lo fanno sempre. 
30/09/2017
Tino Balduzzi - redazione@alessandrianews.it