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Opinioni

E se ci incontrassimo?

Ognuno di noi osserva il mondo circostante con un suo personale paio di occhiali, che è unico e conferisce una consistenza e un colore differenti, dettati da chi siamo e come siamo, dalla storia del nostro vissuto, un “racconto interiore” che dà senso all’esistenza così come si snoda nel tempo e nello spazio del vivere....
 OPINIONI - Ognuno di noi osserva il mondo circostante con un suo personale paio di occhiali, che è unico e conferisce una consistenza e un colore differenti, dettati da chi siamo e come siamo, dalla storia del nostro vissuto, un “racconto interiore” che dà senso all’esistenza così come si snoda nel tempo e nello spazio del vivere. Noi siamo una biografia, non solo abbiamo una storia, ma la incarniamo direttamente e ogni racconto è peculiare, costruito di continuo da noi stessi attraverso le emozioni, i pensieri, le percezioni, le azioni. A pensarci bene, gli esseri umani non differiscono molto dal punto di vista biologico e fisiologico, la sostanza e il funzionamento dell’organismo umano sono gli stessi: è storicamente, nei nostri racconti interiori, che siamo diversi, e non esiste al mondo individuo uguale internamente. Per questo quando una persona si rivolge ad uno psicoterapeuta, la prima cosa che si dovrebbe sempre fare è quella di chiederle di raccontarsi, poiché, al contrario di ciò che si potrebbe credere, l’essenziale non è tanto il motivo cosciente che l’ha condotta a prendere appuntamento, tendenzialmente un suo malessere, quanto piuttosto la sua storia intima, quella entro la quale quella sofferenza si situa e può acquisire significato.

Inoltre, condizione necessaria per un lavoro psicoterapeutico risiede nel desiderio e nella disponibilità all’incontro con noi, più che non nella gravità del disagio ed è attraverso la narrazione di sé che l’individuo permette di farsi conoscere, anche tramite ciò che sceglie di raccontare e di omettere, e poi il tono di voce, la postura e tutta l’area della comunicazione non verbale. Così, scopo dell’essere psicoterapeuti, al di là della remissione almeno temporanea dei sintomi, non è rendere una persona felice o soddisfatta, quello non può mai dipendere da qualcun altro, ma è prima di tutto dare un significato alla sofferenza, in modo che possa acquisire un senso lungo il continuum della storia di vita. Altrimenti, se non riusciamo a restituirle una collocazione precisa, rischia di continuare a rappresentare una frattura che piano piano scava un solco troppo profondo da riparare.

Nostro compito sarà poi dare alla persona almeno una possibilità di scegliere quel modo di vita in cui meglio possa esprimersi e realizzare le proprie potenzialità, perché “noi non siamo né educatori né moralisti o salvatori…siamo portatori di comprensione e di scelte” (Greenson) e spesso molte delle cose utili che facciamo lo facciamo per motivi di cui non possiamo essere consapevoli in quel momento ma che derivano dall’incontro tra le storie, la nostra e quella delle persone che a noi si rivolgono. Cosa produrrà quello specifico, unico e irripetibile incontro non possiamo saperlo a priori ma è questo che rende il viaggio della psicoterapia ancora più emozionante e coinvolgente, alla scoperta di noi stessi, paziente e terapeuta.

“L’incontro di due personalità è come il contatto tra due sostanze chimiche; se c’è una qualche reazione, entrambi ne vengono trasformati” (C. G. Jung).
7/07/2015
Daria Ubaldeschi - redazione@alessandrianews.it
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