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Mondiali di Calcio 2018

Fantasmi che si aggirano per i Mondiali

Con l'eccezione della vittoria del Brasile sul Messico tutti gli ottavi di finale del Mondiale 2018 si sono conclusi con vittorie di misura o ai calci di rigore: segno per molti del livellamento verso il basso di una competizione che continua a perdere pezzi che erano pregiati almeno sulla carta patinata
Con l’eccezione della vittoria del Brasile sul Messico tutti gli ottavi di finale del Mondiale 2018 si sono conclusi con vittorie di misura o ai calci di rigore: segno per molti del livellamento verso il basso di una competizione che continua a perdere pezzi che erano pregiati almeno sulla carta patinata. Eppure rientra nella logica delle cose l’eliminazione di una Spagna imbarazzante, che ha applicato allo sport l’autoreferenzialità degli establishment politici: possesso palla al 70%, come l’occupazione di poltrone e cariche; risultati concreti disastrosi. Si spera di essere alla messa da requiem del tiki taka, che pure qualche filosofo, tra cui il francese Jean-Claude Michéa nella raccolta di saggi ‘Il goal più bello è stato un passaggio’, definisce di sinistra. Secondo questi anarco nostalgici, idolatri di Guardiola e Sarri, il fatto che tutti gli undici giocatori tocchino molto spesso il pallone è indice di spirito solidaristico; addirittura di poesia. Ma se è il goal a diventare utopia, questo tipo di football resta di sinistra solo in quanto perdente. La storia di questo sport è pieno di squadre bellissime e mai vincenti, la Grande Ungheria e l’Olanda del calcio totale su tutte. Ma siamo sicuri che il CT inglese Southgate, abbia ringraziato il ringraziabile quando, dopo essersi fatta raggiungere dalla Colombia al 93° su calcio d’angolo (che è come aver subito la profanazione del Castello di Windsor), la sua nazionale ha ottenuto la prima vittoria della storia dei Tre Leoni ai calci di rigore in un mondiale. Forse libero dalla maledizione che gravava su di lui, che nel giugno del 1996 un penalty decisivo lo sbagliò a Wembley, davanti all’intera aristocrazia britannica, Southgate può davvero ambire a portare a Londra la Coppa. Così il divino Modric deve aver tirato un sospiro di sollievo quando il suo portiere Subasic ha portato la Croazia ai quarti di finale. Il numero 10, che ha il naso e i capelli di Cruijff, ma non la falcata, deve aver visto manifestarsi fantasmi dickensiani dei Mondiali passati presenti e futuri quando il suo strabiliante assist per Rebic al 116° minuto si è trasformato in un rigore da lui stesso sbagliato. Passata la nottata, gli slavi continuano ad essere una delle più valide alternativa al Brasile di Neymar Jr, che tra uno sprazzo e l’altro di football carioca sta mettendo in scena il peggiore repertorio delle telenovelas anni ’80, tra smorfie, svenimenti, pianti ed eccessi che andrebbero riservate a partite più impegnative, come già sarà quella con il Belgio, un’altra squadra morta e risorta nel giro di pochi minuti. E chi sopravvive ai momenti difficili di un Mondiale spesso li vince, come farebbe meglio a informarsi lo stesso Neymar telefonando a Zico e Falcao, che il Lazzaro Paolo Rossi se lo ricordano ancora oggi. Non può purtroppo telefonare al compianto Socrates, che gli avrebbe anche spiegato che cambiare capitano ad ogni mathc come fa il CT Tite non ha nulla a che fare con la democrazia. La democracia vera Socrates e i suoi compagni del Corinthias la istituirono tra il 1981 e il 1985, e con quella parola scritta sulle schiene vinsero un campionato e sfidarono una dittatura militare. Se esistono i Campi Elisi Socrates, mentre Neymar faceva il moccioso in campo, avrà gioito per la vittoria delle elezioni messicane da parte di Lopez Obrador: perchè si può anche vivere senza un calcio di sinistra, ma senza la sinistra, no. Dasvidania Tovarishes.
4/07/2018
Simone Farello
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