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Opinioni

Ho visto un diacono

Oltre al servizio della carità, compete ai diaconi assistere il vescovo e i preti nelle celebrazioni liturgiche, soprattutto l’eucarestia, distribuirla e portarla ai malati, assistere e benedire il matrimonio, proclamare il vangelo e predicare, presiedere i funerali, animare settori della pastorale o piccole comunità ecclesiali...
OPINIONI - Da tre giorni la chiesa di Alessandria ha un nuovo diacono e forse nel clima elettorale in pochi se ne sono accorti. D'altronde chi ha mai visto un diacono camminare per strada? Nella chiesa il battesimo, la cresima e l’eucarestia costituiscono i primi sacramenti, quelli cosiddetti dell’“iniziazione cristiana”, i fondamenti, cioè, su cui si costruisce il cammino della vita di fede.

Due altri sacramenti, il matrimonio e l’ordine, conferiscono una missione e un servizio particolare, per vivere nella comunità da sposati – dedicandosi alla famiglia e lì vivendo la fede – o da consacrati, mettendosi al servizio di tutti i fratelli. In questi due sacramenti, i fedeli ricevono così una “vocazione” particolare, per servire la comunità nel loro particolare stato di vita.

Il diaconato che sabato è stato conferito in duomo, costituisce il primo gradino (“grado”) del sacramento dell’ordine (diaconi-preti-vescovi) e il nome stesso ci permette di comprendere a quali compiti è chiamato. “Diacono”, termine greco, significa infatti “servitore” ed è il libro degli Atti degli apostoli a testimoniarci gli inizi di questo particolare ministero: “In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola. Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani” (At, 6,1-6).

Come si legge, fin da subito il ministero dei diaconi è legato principalmente al servizio della carità e all’assistenza dei fratelli, simboleggiati in Atti dalla categoria “disagiata” delle vedove. Per l’ordinazione diaconale, come si è visto sabato in cattedrale, il vescovo compie il gesto apostolico dell’imposizione delle mani, significando così che il diacono è legato in modo speciale a lui nei compiti della “diaconia”, del servizio.

Oltre al servizio della carità, compete ai diaconi assistere il vescovo e i preti nelle celebrazioni liturgiche, soprattutto l’eucarestia, distribuirla e portarla ai malati, assistere e benedire il matrimonio, proclamare il vangelo e predicare, presiedere i funerali, animare settori della pastorale o piccole comunità ecclesiali, gestire l’amministrazione economica ecc.

Se tutti i preti ricevono questo sacramento come una tappa del loro cammino, dopo il concilio Vaticano II (1962-1965) la chiesa d’occidente ha ripristinato il diaconato come un grado proprio e autonomo, e non più soltanto come un gradino da percorrere verso il presbiterato. Il diaconato “permanente” così ristabilito, può essere conferito anche uomini sposati e costituisce un importante arricchimento per la comunità.

Al di là delle attività concrete, infatti, la presenza stessa dei diaconi è un dono, in quanto ricorda la “vocazione” al servizio, che spetta tutti. Essi, poi, e non è cosa da poco, ricordano anche agli altri due gradi dell’ordine, preti e vescovi, che la loro missione rimane sempre un servizio e non si smette mai di essere diaconi, cioè “servi” dei fratelli.
27/06/2017
Stefano Tessaglia - redazione@alessandrianews.it
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