Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione
Opinioni

Il Sessantotto e i cattolici

Gli anni ‘60, anche per la Chiesa, sono ricchi di fermenti e dibattiti. Sono gli anni di Giovanni XXIII e del Concilio Vaticano II, dell’aggiornamento e del dialogo con il mondo contemporaneo
OPINIONI - Tra pochi giorni verrà ricordato in tutto il mondo l’anniversario di un avvenimento che, almeno a livello culturale e di mentalità, ha cambiato la società contemporanea. Si tratta del Sessantotto, che a distanza di cinquant’anni, rimane un momento simbolico per la storia, soprattutto a causa delle contestazioni studentesche e operaie in vari paesi.

Il 1968 è l’anno della “Rivoluzione culturale” cinese organizzata dalle Guardie rosse di Mao e delle offensive dei Vietcong in Vietnam; è anche l’anno dell’uccisione di Martin Luther King e di Robert Kennedy; è l’anno della “Primavera di Praga”, repressa poi dalle truppe sovietiche. In tutto il mondo, le manifestazioni vedevano come protagonisti i movimenti giovanili e studenteschi: divenne un vero e proprio riferimento mitico il “Maggio francese”, con l’occupazione del tempio sacro della Sorbona.

Fu questo il contesto in cui emersero il protagonismo dei giovani (studenti e operai), le spinte anti-autoritarie, la critica del capitalismo e dell’imperialismo (basti pensare al “faro” rappresentato da Cuba e dai suoi leader) e il diffondersi di teorie marxiste e “terzomondiste”, il pacifismo e la critica della guerra (fu appunto quella in Vietnam a polarizzare il biasimo della contestazione).

Tutti questi sono temi che si ritrovano in parallelo anche nei gruppi cattolici di quegli anni.
Gli anni ‘60, infatti, anche per la Chiesa, sono ricchi di fermenti e dibattiti. Sono gli anni di Giovanni XXIII e del Concilio Vaticano II (1962-1965), dell’aggiornamento e del dialogo con il mondo contemporaneo. Nel 1968 il Concilio si era concluso da soli tre anni e la Chiesa era impegnata nello sforzo di accogliere e applicare le importanti decisioni di quell’assemblea composta da 2500 vescovi. Dal Vaticano II, così come era accaduto con il Concilio di Trento, la Chiesa usciva trasformata, nell’organizzazione interna, nel modo di porsi nei confronti del mondo contemporaneo, della politica, delle altre confessioni cristiane e delle altre religioni, nella sua liturgia (con l’introduzione della messa nelle lingue nazionali, per consentire una attiva partecipazione dei fedeli). Sopratutti i laici acquistavano, almeno sulla carta, un peso mai avuto, chiamati ad impegnarsi sui grandi temi del mondo contemporaneo: i problemi sociali, quelli della pace nel mondo, della giustizia per ogni uomo, secondo l’insegnamento della Gaudium et spes (1965).

È necessario citare sempre questo capitale documento del Concilio, che esprimeva la sincera aspirazione della Chiesa a condividere «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini». Essa, infatti, consapevole del «dovere perenne di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo», descrive in quel documento le caratteristiche più rilevanti del mondo moderno: le profonde mutazioni del dopoguerra, l’industrializzazione, l’urbanizzazione, i mutamenti in ambito filosofico, psicologico, morale e religioso, i grandi squilibri attuali. Si voleva essere così d’aiuto agli uomini che vivevano queste situazioni nel porsi ancora gli interrogativi fondamentali dell’esistenza umana alla luce del Vangelo.

Tali questioni, soprattutto in Italia, si incontrarono e si sposarono facilmente con le tematiche proprie della contestazione generale, giungendo così a plasmare l’identità di un vero e proprio “dissenso ecclesiale”.
Nel nostro paese le prime agitazioni studentesche si verificarono a Milano, proprio all’Università Cattolica, con l’espulsione di alcuni studenti e severe sanzioni da parte delle autorità accademiche ed ecclesiastiche, mentre facevano particolare scalpore le agitazioni alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento, fondata e diretta dalla Democrazia cristiana. Tra le proteste ebbero particolare rilievo l’occupazione della cattedrale di Parma e il caso dell’Isolotto, la comunità fiorentina il cui parroco, rimosso per le sue prese di posizione, continuò le celebrazioni sulla pubblica piazza. Altri gruppi entrarono in disaccordo con l’autorità ecclesiastica, e vennero indicati con il termine di “comunità di base”, tuttora esistenti. L’uso importante delle categorie di Marx introduceva in questi gruppi cristiani alcuni concetti di base del marxismo, come la lotta di classe o come quello della rivoluzione del popolo in vista della trasformazione della società.

Gli anni del Sessantotto videro la Chiesa impegnata ad affrontare diversi problemi. Innanzitutto il difficile rapporto con l’autorità, che avrebbe prodotto non poche contestazioni: da qui presero slancio le citate comunità di base. Poi la crisi del clero, con la riduzione degli ingressi nei seminari e l’abbandono del ministero da parte di molti giovani preti. Infine, più tardi, la traumatica presa di coscienza della scristianizzazione anche della società italiana, soprattutto in occasione del referendum sul divorzio (1974).
27/04/2018
Stefano Tessaglia - redazione@alessandrianews.it
Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione


 
blog comments powered by Disqus



Pernigotti, il no dei dipendenti
Pernigotti, il no dei dipendenti
Taryn Donath Quartet apre la stagione del Macall? di Castelceriolo
Taryn Donath Quartet apre la stagione del Macall? di Castelceriolo
Il rito della bandiera
Il rito della bandiera
Sabato 03 Novembre 2018 Taryn Donath Quartet in concerto al Macallé
Sabato 03 Novembre 2018 Taryn Donath Quartet in concerto al Macallé
La Psicomotricità Funzionale e il Training Attentivo Cognitivo Metodo Benso sbarcano ad Alessandria
La Psicomotricità Funzionale e il Training Attentivo Cognitivo Metodo Benso sbarcano ad Alessandria
Vegni sarà il nostro futuro
Vegni sarà il nostro futuro
Ponte Morandi, tir sequestrati
Ponte Morandi, tir sequestrati