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Salute

L'importanza della diagnosi differenziale nella lombalgia

Come possiamo fare a capire qual è l'origine dei sintomi che affliggono la nostra schiena? Non basta farsi prescrivere una radiografia o una risonanza magnetica, ma è necessario che il medico o il fisioterapista a cui ci rivolgiamo ci sottoponga ad un accurato esame anamnestico, ad un esame soggettivo e ad un esame fisico
SALUTE - Quante volte vi è capitato di sentire parlare o leggere articoli sulla “lombalgia”? Forse troppe per la quantità di informazioni generiche che si tende a dare su questo argomento. Ma siamo veramente sicuri di sapere cos’è la lombalgia, quali possono essere le cause e, di conseguenza, quale approccio è il più indicato? È consuetudine autodiagnosticarsi un’ernia del disco o uno “strappo” a livello dei muscoli della colonna vertebrale o convincersi che sia normale soffrire di dolori alla schiena in presenza di una scoliosi, di una “vecchia ernia” ormai, forse, asintomatica o di una dismetria degli arti inferiori. E quante volte ci vengono dati consigli su come risolvere i nostri dolori lombari senza prima inquadrare in maniera precisa la causa? Come se un esercizio o una particolare terapia fosse la possibile soluzione di tutte le lombalgie.

In realtà esistono vari tipi di lombalgia e, di conseguenza, vari tipi di approcci. Ma come possiamo fare a capire qual è l'origine dei sintomi che affliggono la nostra schiena? Non basta farsi prescrivere una radiografia o una risonanza magnetica, che sono indagini strumentali importanti e di assoluto aiuto allo specialista, ma è necessario che il medico o il fisioterapista a cui ci rivolgiamo ci sottoponga ad un accurato esame anamnestico (un’intervista che serve per raccogliere informazioni riguardo alla storia clinica del paziente), ad un esame soggettivo (nel quale il paziente descrive la qualità e il comportamento dei sintomi) e ad un esame fisico (in cui lo specialista sottopone il paziente a test di movimento attivo e passivo e a test manuali e palpatori).

Solo mettendo insieme queste informazioni e conoscendo i meccanismi fisiologici del dolore si può individuare il tessuto coinvolto.  Il termine lombalgia, letteralmente “dolore lombare”, in realtà è una diagnosi aspecifica che non descrive né l'origine né la qualità dei sintomi. La lombalgia, escludendo quella causata da patologie dei visceri o di distretti lontani dalla colonna vertebrale (diagnosticabili con un’accurata valutazione), può essere il sintomo di un problema del disco intervertebrale, delle faccette articolari vertebrali, di una radice di un nervo spinale, di controllo neuro-muscolare.

Ogni tipologia di lombalgia presenta caratteristiche ben definite in termini di qualità, posizione e comportamento dei sintomi. Una lombalgia causata da un disturbo del disco intervertebrale, per esempio, si presenta come un dolore diffuso, generalizzato, che può estendersi come una “fascia” a livello lombare o rimanere da un lato ma che il paziente non descrive in un punto preciso. I sintomi possono irradiarsi sui ⅔ superiori della coscia, anteriormente o posteriormente.

Le posizioni mantenute (seduto o in stazione eretta) fanno scatenare o aumentare i sintomi ed anche i movimenti di flessione ed estensione della colonna lombare. Quando le responsabili dei sintomi sono, invece, le faccette articolari il dolore è di tipo puntorio, in un punto specifico e si proietta poco in altre zone o sull’arto inferiore. In questo caso il paziente lamenta dolore in movimenti che comprimono o distraggono le articolazioni posteriori tra le vertebre, per esempio le flessioni laterali sia verso il lato del dolore sia verso il lato opposto e l’estensione. La flessione del tronco risulta spesso asintomatica.

Ancora differenti sono i sintomi di un disturbo alla radice di un nervo spinale. Il dolore alla schiena, generalmente, risulta poco intenso mentre il paziente riferirà sensazione di bruciore, scosse, dolore forte (non puntiforme ma “lungo una linea”) sulla parte distale della gamba e/o del piede. I colpi di tosse o gli starnuti esacerberanno i sintomi come i movimenti della colonna che aumentano la pressione sulla radice spinale.

È evidente, quindi, che le tecniche di trattamento dovranno essere scelte e modulate in base al risultato della valutazione, che ricopre un ruolo fondamentale e non può essere eseguita con superficialità.

Le linee guida internazionali indicano come gold standard nel trattamento delle problematiche della colonna vertebrale l’utilizzo di tecniche manuali, in particolare:
- tecniche di mobilizzazione passive in rotazione quando siamo di fronte ad un problema del disco intervertebrale;
- tecniche di mobilizzazione localizzate sulle articolazioni posteriori per migliorare il movimento o ridurre il dolore quando sono coinvolte le faccette articolari;
-t ecniche manuali di mobilizzazione o decompressione neurale in presenza di una radiculopatia spinale.

La lombalgia è tra le più diffuse cause di assenza dal lavoro ed ha un impatto economico-sociale enorme nonché ripercussioni sulla sfera sociale ed emotiva delle persone affette. È dunque fondamentale fin dalle prime fasi mettersi nelle mani di un professionista esperto che, in base ad una valutazione accurata, imposterà un piano terapeutico personalizzato.

Dott. Michael Moia

Staff Fisicalmente
Fb: #fisicalmente12
25/12/2018
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