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Opinioni

La colpa è del bayon

Anche nel settore dei servizi pubblici come quello della raccolta dei rifiuti “la colpa è del bayon”: dell’azienda che gestisce male, del numero esiguo dei cassonetti, della vetustà del materiale, del piazzamento nei posti sbagliati e via mugugnando. Ma noi, noi utenti dico, siamo proprio immuni da colpe?
OPINIONI - Per chi non fosse sintonizzato su questa lunghezza d’onda, per altro ormai desueta, brevemente spiego: il bayon è un vecchio ballo popolare brasiliano, molto in voga negli anni ’50 in tutta Europa. Da noi, in Italia, ha conosciuto un successo travolgente grazie alla voce del reuccio della canzone, Claudio Villa, e alla sua interpretazione radiofonica del ’55 di “Romanina del bayon”. Da allora, “la colpa del bayon” è diventato un modo universalmente usato per indicare che qualunque difficoltà, qualunque intoppo, qualunque disservizio si verificasse, non si trovavano mai colpevoli. Le colpe erano del bayon insomma, cioè di tutti e di nessuno. Preferibilmente di altri, mai di noi.

Anche oggi, nel settore dei servizi pubblici come quello della raccolta dei rifiuti, ad esempio, la colpa è del bayon: dell’azienda che gestisce male, del numero esiguo dei cassonetti, della vetustà del materiale, del piazzamento nei posti sbagliati e via mugugnando.
Ora, mi guardo bene dal negare le mancanze dell’azienda, basti considerare le traversie societarie che hanno portato all’attuale sistema in Amag Ambiente, così come mi guardo bene dal trascurare i costi del ritiro a domicilio e degli altri annessi e connessi. Ma noi, noi utenti dico, siamo proprio immuni da colpe?

Io abito in una zona di circonvallazione e vedo bene cosa succede dentro e intorno ai cassonetti piazzati dalle mie parti. Cominciamo dall’abbandono a terra. Tutti sappiamo che, se si lascia andare un rifiuto a terra, capita sempre che a quel rifiuto se ne aggiungano altri, dando origine a un piccolo campionario di schifezze proprio accanto ai cassonetti destinati a raccoglierle. Esattamente ciò che non si dovrebbe fare e invece si fa spesso, contribuendo a richiamare i topi. Davanti a casa mia, già qualcuno ha cominciato ad incollar cartelli sui cassonetti per l’umido: “basta roba per terra. Così chiamate i topi in casa”.
Ma pare che neanche questi ammonimenti servano.

C’è poi il complesso problema del sacchetto giusto. Sapete che da qualche tempo a questa parte esiste la prescrizione di usare sacchetti deteriorabili per l’umido, riservando quelli in plastica non deteriorabile per gli altri conferimenti. Come non detto. Dopo la polemica su quel che ci veniva a costare questa innovazione, l’andazzo è rimasto quello precedente: la gente scende in strada con il sacchetto in plastica e l’umido dentro. A parziale discolpa, stavolta, l’inconsistenza dei sacchetti deteriorabili, che sono così deteriorabile da perdere spesso il loro contenuto prima ancora di arrivare in buca.

Relativamente ai sacchetti, poi, ci sono situazioni abbastanza curiose. Chiunque non sia cieco, non può non accorgersi dell’ampiezza delle aperture dei cassonetti. Eppure, qualcuno continua a comprare e riempire quei sacchettoni neri che a malapena si riuscirebbe ad infilare nel bagagliaio di un’automobile. Figuratevi in un cassonetto. Per la verità, esiste pure la possibilità di sollevare tutto il coperchio, ma è poco praticabile e faticosa. Così, il sacchettone viene lanciato sopra e lì sta finché non passa il mezzo per il ritiro. Il mezzo tira su il cassonetto, il sacchettone cade e l’addetto sacramenta un po’ mentre lo recupera e lo lancia a sua volta nel cassone.

Infine, dulcis in fundo, ci sono gli ingombranti. Parliamo di un elenco lunghissimo di pezzi che nei normali cassonetti non possono o non devono entrare. Non c’è posto per damigiane, tavoli, librerie, letti, poltrone, divani, frigoriferi, televisori, computer, lavatrici, pneumatici, biciclette... E’ vietato infilarci vetri in lastre, specchi, acquari, piastrelle, cemento, mattoni, latte di vernice, medicinali, olio di motori…

Per tutto ciò, esiste un apposito servizio di conferimento, con due possibilità: potete recarvi al centro di raccolta (per Alessandria, viale Michel oppure lungo la strada che porta dal Cristo a Casalbagliano) trovando addetti a ricevere i vostri ingombranti; oppure, potete chiedere il ritiro gratuito sotto casa, telefonando ad Amag e mettendo fuori la roba da ritirare (a piano strada, come specifica l’azienda).

Ma, in questo caso, i vostri ingombranti potrebbero essere “ritirati” da qualcun altro. E, qui, il bayon non c’entra davvero.
21/04/2018
Giancarlo Patrucco - redazione@alessandrianews.it
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