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Intervistando la storia

Tra Piacenza e Tortona: il destino di Maiorano, ultimo imperatore di Roma

Molti fanno risalire, convenzionalmente, la fine dell’Impero Romano alla deposizione di Romolo Augustolo nel 476 d.C. Altri, invece, considerano come ultimo imperatore romano d’Occidente un personaggio quasi sconosciuto al di fuori della cerchia degli studiosi: Giulio Valerio Maiorano
INTERVISTANDO LA STORIA - Molti fanno risalire, convenzionalmente, la fine dell’Impero Romano alla deposizione di Romolo Augustolo nel 476 d.C. Altri, invece, considerano come ultimo imperatore romano d’Occidente un personaggio quasi sconosciuto al di fuori della cerchia degli studiosi: Giulio Valerio Maiorano, il “buon Maggiorano” conosciuto, per la prima volta, grazie a un rapido cenno di mons. Clelio Goggi nel primo volume della sua opera intitolata “Per la storia della Diocesi di Tortona”.

Un imperatore romano qui, a Tortona?
Perché stupirvi? Tortona era in epoca romana un crocevia di primaria importanza, dove si intersecavano la via Fulvia, che portava a Torino e da lì ai passi alpini, la via Postumia, che attraversando la Pianura Padana conduceva ad Aquileia e da lì all’area danubiana, e la via Aemilia Scauri – Julia Augusta, che era il percorso più facile per raggiungere il Mediterraneo.

Strade vitali per il commercio ma, ahimè, allo stesso tempo mortali, in quanto vie percorse da eserciti invasori.
Vero. Per questo già i nostri predecessori avevano disposto una rete di “posti di blocco” costituiti da piccole guarnigioni di coloni sarmati, una tribù germanica già alleata di Roma ai tempi di Costantino il Grande. Dovevano rallentare gli invasori, per dar tempo all’esercito imperiale di sopraggiungere.

Funzionò?
No, purtroppo. I Visigoti arrivarono in Italia nel 402, quando invasero l’attuale Piemonte, e nel 410, quando saccheggiarono Roma, seguiti dagli Unni e dai Vandali. In questo frangente, come se non bastasse, l’imperatore Valentiniano III venne assassinato: ciò diede l’avvio a una serie di ribellioni tra le quali quella di Avito che, appoggiato dai Visigoti, si fece proclamare imperatore.

E voi?
Il 17 ottobre 456 affrontammo Avito poco lontano da qui, presso Piacenza, e lo sconfiggemmo. Attendemmo da Costantinopoli la scelta di un nuovo imperatore d’Occidente, ma Leone I, salito al trono nel gennaio 457, tergiversava: probabilmente, pensava che così facendo avremmo riconosciuto la sua autorità anche a Roma.

E invece?
Il 1 aprile 457 io fui acclamato imperatore.

I primi provvedimenti?
La riconciliazione con la Gallia, da cui proveniva Avito, e con i Visigoti, principali alleati dell’imperatore sconfitto. Poi, la riforma dello Stato con una serie di provvedimenti che, ancor oggi, gli studiosi chiamano “Novellae Maiorani”: fu questa attività legislativa, volta a regolamentare i rapporti tra Roma e le province, a realizzare un condono fiscale (perché, a causa delle continue guerre, sarebbe stato impossibile pretendere tasse arretrate da chi aveva avuto i propri beni saccheggiati dai barbari), e a tutelare i monumenti storici, a farmi definire da alcuni storici come “ultimo imperatore”.

Restavano i Vandali, padroni dell’Africa Settentrionale dall’Atlantico a Cartagine, della Sicilia e di parte della Spagna.
Queste due furono riconquistate, mentre l’impresa d’Africa fallì a causa della sconfitta navale inflittaci dai Vandali durante un attacco a sorpresa alla nostra flotta in via di allestimento. Il Mediterraneo, da “mare nostrum”, divenne così un confine dell’Impero.

Un rovescio della fortuna, che le fu fatale.
Probabilmente sì. Il 2 agosto 461, a poca distanza da Tortona, fui catturato e dopo da Ricimero, un generale goto al nostro servizio, che dopo cinque giorni mi fece uccidere. Si dice che la nostra sepoltura fu un antica tomba, riutilizzata per l’occasione, le cui fondamenta si trovano all’interno della canonica della chiesa di S.Matteo a Tortona.
18/10/2018
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