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Alessandria

Come si finanziano i Comuni? Facciamo il punto su istituzioni e tassazione

Grazie all'ultimo rapporto Ires analizziamo la situazione del nostro quadrante comparata con quella degli altri territori piemontesi in tema di tributi, tariffe e risorse a disposizione delle amministrazioni locali
ALESSANDRIA - Come si finaziano i Comuni oggi rispetto al passato? Da dove vengono i gettiti che servono per gli interventi pubblici? Qual è la spesa procapite del nostro territorio? E com'è se comparata a quella del resto del Piemonte?

Per provare a dare risposta a queste domande ecco i risultati di un'interessante analisi presentata dall'Ires (Istituto di ricerche economico sociali) e contenuta nel suo ultimo rapporto. 
 
Le risorse
Situazione di stress fiscale: ormai i comuni si autofinanziano con tributi e tariffe, perché in media solo l’8% delle risorse correnti deriva da trasferimenti statali, una quota inferiore a quella rilevata nel quadrante Nord-Est (10%) ma superiore a quella del quadrante Sud-Ovest (6%). Diminuisce lo stock del debito, per i crescenti limiti imposti.

Le spese
Crollo degli investimenti locali. Le spese in conto capitale dei comuni crescono fino al 2007 e poi decre- scono fino al 2015, seguendo una tendenza nazionale, per l’irrigidirsi delle regole del patto di stabilità interno. Il fenomeno ha interessato il quadrante Sud Est meno della media regionale, dove pesa il bilancio di Torino. Prospettive leggermente migliori per il periodo 2016-2018.

La cooperazione
Si riscontra una disponibilità a cooperare inferiore ad altri quadranti se misurata come percentuale di popolazione facente parte di unioni (32,6% contro il 39% nel Nord-Est e il 36% del Sud-Est) e con il nu- mero di fusioni (due in vigore solo dal 2018). Sono 208 i comuni facenti parte di unioni, in prevalenza nella provincia di Asti.

LE RISORSE DELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI
Le entrate tributarie ed extra tributarie costituiscono la componente autonoma delle risorse correnti locali, legata alle loro politiche tributarie e tariffarie. La terza componente delle entrate correnti è rappresentata dai trasferimenti statali, regionali e da altri soggetti pubblici e privati. Le entrate in conto capitale sono distinguibili in trasferimenti statali, regionali e da altri soggetti pubblici e privati e entrate da indebitamento. Sul fronte delle spese si analizzano le due componenti aggregate, di tipo corrente e in conto capitale.
L’ordinamento della finanza locale nell’ultimo quindicennio è stato sottoposto a continui cambiamenti che hanno reso difficile la programmazione finanziaria degli enti locali e quindi anche l’elaborazione di strategie politiche di medio periodo. In futuro, però, la nuova disciplina di bilancio degli enti locali dovrebbe rendere più credibile la programmazione finanziaria basata su bilanci triennali.

Le entrate correnti
Tra il 2000 e il 2015 il regime della finanza comunale ha subito continue trasformazioni che hanno indubbiamente ampliato l’autonomia finanziaria, anche se in un quadro di risorse stagnanti, se non in diminuzione in termini reali. Le entrate autonome (tributarie e extra tributarie) dei Comuni del quadrante sono ormai la parte preponderante delle risorse correnti.





In particolare, la quota dei trasferimenti nel 2015 non supera il 10% in nessun AIT (7% il valore medio regionale, 8 % quello di quadrante) con un peso delle entrate tributarie che oscilla tra il 66% di Canelli e il 78% di Alba (vicino a quello medio regionale). La quota delle extra-tributarie oscilla tra il 16% di Canelli e il 26 % di Alessandria. In termini aggregati, le entrate correnti pro capite a prezzi correnti sono cresciute di circa il 14% nel quadrante, con una significativa variabilità che vede dinamiche nettamente superiori negli AIT di Tortona, Casale Monferrato e Acqui Terme. L’aumento è dovuto alle entrate tributarie, soprattutto, e a quelle extra tributarie, a fronte della drastica riduzione del peso dei trasferimenti. Valutando la dinamica a prezzi costanti a fronte di una leggera diminuzione a livello di quadrante si possono notare anche riduzioni di risorse negli AIT di Alessandria e di Asti. In sostanza, si è modificata la composizione delle risorse comunali: aumento di quelle raccolte in loco e diminuzione di quelle trasferite da altri soggetti, Stato soprattutto, con una non completa compensazione fra i due fenomeni.

Accensioni e consistenze prestiti
Le risorse da indebitamento, fonte rilevante per le amministrazioni locali soprattutto per il finanzia- mento degli investimenti, hanno subito restrizioni crescenti nel corso dell’ultimo quindicennio per rispettare i vincoli del patto europeo di stabilità e crescita. Le riforme del 2016-2017 sottopongono l’indebitamento comunale ai nuovi vincoli sul pareggio di bilancio con la possibilità di compensazioni tra singoli enti regolata dalla Regione, ma non sono ancora disponibili i dati per verificarne l’effetto. Complessivamente, tra il 2000 e il 2015 si è assistito a una dinamica negativa speculare rispetto alla rilevante diminuzione degli investimenti comunali avvenuta nel medesimo periodo, Limitandosi alle assunzioni di mutui e prestiti nel quadrante esse risultavano nel 2015 pari a circa 54 milioni di euro (il 24% del totale regionale), 83 euro pro capite rispetto ai 51 regionali, mostrando comunque una diminuzione del 84 % rispetto al 2000. Pesa in questo caso un forte valore nell’assunzione di mutui del Comune di Acqui Terme.

Sarà utile affinare queste analisi anche in termini previsionali, verificando quale sia lo spazio di auto- finanziamento degli investimenti con risorse proprie (equilibrio corrente e entrate in conto capitale) e con indebitamento, anche alla luce delle nuove norme sull’equilibrio di bilancio da raggiungere a livello regionale. La ripartizione degli spazi finanziari per l’indebitamento potrebbe essere articolata infatti a livello di quadrante e di AIT.
Lo stock del debito comunale nel quadrante alla fine del 2015 era pari a circa 606 milioni di euro (l’11% del totale regionale) a fronte degli 611 milioni di fine 2008 (il 7 % del totale regionale), segnalando una leggera riduzione sia in termini correnti che reali.

LE SPESE DELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI
L’andamento delle spese correnti è speculare a quello delle entrate, con una significativa divergenza tra i vari AIT. Le entrate correnti del 2015 sono sempre superiori alle spese, segnalando un risparmio corrente positivo (non si tiene conto del rimborso debiti), ovvero una sorta di capacità di generare avanzi.
Gli investimenti sono uno dei profili più rilevanti nell’attività delle amministrazioni locali. Le spese in conto capitale complessive dei comuni nei primi 15 anni del secolo sono cresciute a livello regionale sino al 2007 (grazie anche all‘evento olimpico) per poi decrescere nel successivo periodo sino al 2015, seguendo una tendenza nazionale, a seguito dell’irrigidimento delle regole del patto di stabilità interno.
A livello regionale, nel 2015 le spese in conto capitale pro-capite sono inferiori del 32% rispetto al 2000 (a prezzi costanti il declino sarebbe pari al 66%). La dinamica negativa ha pesantemente investito tutti i quadranti e le province, ma in misura differenziata tra i territori. Il declino ha colpito soprattutto la provincia di Torino, con un complessivo trend al ribasso che ha “riequilibrato” la distribuzione degli investimenti comunali portando il peso del quadrante Sud Est sul totale della regione dall’11% al 14%, a fronte del calo dal 63 al 45% di quello della città metropolitana di Torino. Il peso del quadrante in termini di investimenti risulta quindi nel 2015 il minore in regione.



Il 2015 è un punto di svolta positivo e mostra i segnali di una ripresa legata alla riduzione dei vincoli del patto di stabilità interno, che hanno allentato la pressione sui bilanci e permesso un’espansione degli impegni per investimenti, sostituiti dal meccanismo del nuovo saldo per il pareggio di bilancio a partire dal 2016.
A livello di AIT l’andamento complessivo rispecchia quello del quadrante con qualche differenza. Ad esempio gli investimenti pro capite nell’AIT di Casale Monferrato e Alessandria sono sempre superiori alla media regionale dal 2011 così come spesso in quello di Acqui Terme. Possono pesare in questo caso le dimensioni medie dei comuni, in prevalenza montani e di piccole dimensioni, con i conseguenti fattori di scala. Ma possono pesare anche singole “storie comunali” che in questa sede non è però possibile esplorare.
Gli investimenti hanno per loro natura una dinamica irregolare. Utilizzando la serie delle medie mobili triennali l’andamento assume un carattere più regolare mostrando un picco tra il 2003 e il 2005 a cui ha fatto seguito una caduta, che si è accentuata a partire dal 2009-2010, senza ancora mostrare punti di svolta.

I PERCORSI DI COOPERAZIONE ISTITUZIONALE TRA COMUNI
L’ultimo fenomeno analizzato è la cooperazione intercomunale. La disponibilità a cooperare è un indi- catore rilevante della capacità di governo complessivo del quadrante.
Nel quadrante si riscontra una percentuale di popolazione facente parte di unioni pari al 32%, minore rispetto al 39% del quadrante Nord-Est ma superiore al 13% del quadrante Sud-ovest. Solo 2 le fusioni avvenute a partire dal 2018 nella provincia di Alessandria, mentre ancora non ne sono state effettuate in Provincia di Asti.



Breve sguardo sulla finanza provinciale
Le trasformazioni in atto nell’ordinamento provinciale rendono meno utile uno sguardo retrospettivo. Esse sono state sottoposte a grosse tensioni finanziarie con la riduzione dei trasferimenti statali. Limi- tandosi al 2015, il peso dei trasferimenti da altri livelli di governo per le province nel quadrante in termini aggregati, pari al 48% (54% Asti e 46% Alessandria), risulta ancora rilevante solo grazie all’entità dei trasferimenti regionali per funzioni delegate. Resta quindi aperta la questione dell’adeguatezza del finanziamento statale delle province per lo svolgimento delle funzioni fondamentali in questa fase di incertezza sul loro futuro istituzionale e finanziario. Nel 2015 le spese correnti delle due province sono inferiori di circa il 20 per cento rispetto al 2000.
Il valore delle spese in conto capitale pro capite (13 euro) è inferiore a quello del 2000 (31euro) - confermando quanto già detto sul declino degli investimenti comunali nel 2000 -2015, con un calo in valori assoluti da 25 a 11 milioni di euro, pari a circa il 57% a prezzi correnti.
La consistenza finale dei prestiti nel quadrante alla fine del 2015 era pari a 174 milioni di euro, che si sommano ai 606 milioni già rilevati per i Comuni, ovvero il 22% del totale dell’indebitamento locale.
16/07/2018
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