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Provincia

Ddl Province: "importanti innovazioni per i piccoli comuni"

Il Senato ha dato il via libera al Ddl "Delrio" sulle Province che ora dovrà ripassare alla Camera per essere approvato entro il 7 aprile così che per i piccoli comuni le modifiche possano avere efficacia prima del voto del 25 maggio. "Non è stato facile ma ci siamo riusciti" dice Fornaro. Non del tutto convinto il senatore Borioli
 PROVINCIA - Via libera in Senato nella serata di ieri, 26 marzo, al Disegno di legge "Delrio" ovvero quello sulle province e sul loro futuro. 160 voti a favore e 133 contrari hanno comunque permesso al Governo di avere la fiducia sul maxiemendamento interamente sostitutivo del ddl Delrio sul taglio delle province. Il provvedimento, essendo stato modificato nel passaggio legislativo al Senato, tornerà ora alla Camera in terza lettura. Il nuovo testo contiene le norme sull'aumento del numero dei consiglieri comunali nei comuni fino a 3 mila abitanti (da 6 a 10), la reintroduzione delle giunte nei comuni con meno di mille abitanti e il terzo mandato x i sindaci dei comuni con popolazione inferiore ai 3 mila abitanti. “Non è stato facile, ma ci siamo riusciti per la tenacia del Pd e nonostante gli strali di Forza Italia, Lega e Movimento 5 Stelle contro un inesistente e demagogico aumento di 'poltrone'". Lo scrive in una nota il senatore alessandrino Federico Fornaro.  Adesso il testo passa alla Camera che dovrà approvarlo senza modifiche entro il 7 aprile, affinché possa aver efficacia per i comuni che andranno al voto il 25 maggio 2014.

“Il territorio italiano - conclude Fornaro - rappresenta la forza e l'orgoglio del nostro Paese. Per questo è indispensabile continuare ad avere presidi democratici, rappresentati dai nostri piccoli comuni: amministrazioni che certamente vanno aiutate a integrare i servizi fondamentali e a lavorare insieme con le gestioni associate, ma che rappresentano un baluardo insostituibile contro il degrado e l'abbandono delle aree marginali". Con l'aumento del numero dei consiglieri comunali nei comuni fino a 3 mila abitanti e con il ritorno delle giunte in quelli inferiori ai mille, “si sana una vera e propria ferita democratica che era stata compiuta nel 2011 quando, con tono trionfale, in conferenza stampa, l'allora ministro Calderoli annunciò il taglio di decine di migliaia di poltrone (54 mila per la precisione), dimenticando il ruolo di sostanziale volontariato svolto dai consiglieri comunali dei piccoli Comuni, che furono offesi e umiliati da quelle affermazioni" ha concluso il parlamentare alessandrino.

Non del tutto d'accordo l'altro senatore del territorio, Daniele Borioli (Pd). Se da un lato il parlamentare alessandrino rileva come "unici dati positivi" le innovazioni introdotte a favore dei piccoli Comuni, dall'altro definisce il Ddl Delrio "per le provincie, qualche rafforzamento delle competenze (ad esempio edilizia scolastica superiore) ma più pasticci che certezze, e un approdo malfermo, che speriamo non si riverberi più di tanto sui servizi". Secondo Borioli infatti gli "annunciati risparmi sono ancora tutti da verificare": conti attendibili il Governo non ne ha presentati. Né è da escludersi, a regime, che con il passaggio alle regioni delle deleghe soppresse (agricoltura, formazione, ecc.) i costi per le casse pubbliche possano addirittura aumentare. "Sulle città metropolitane, siamo almeno riusciti a sventare l'ulteriore grottesca proliferazione di 'metropoline'. Ma le città metropolitane vere, in Italia, sono tre. Né dalla legge si comprende chiaramente quale dovrà essere il loro rapporto con le Regioni, né come le Regioni dovranno disciplinare il futuro assetto delle competenze di area vasta" prosegue il senatore del Pd. Secondo il quale, "se l'obiettivo era evitare di mandare al voto le Province, aumentare il numero dei consiglieri comunali e aprire al terzo mandato, far partire le città metropolitane, bastava stralciare dal testo tre articoli, rimandando il resto a un approfondimento maggiore". Il commento conclusivo di Daniele Borioli si traduce con un voto basso: "Risultato modesto. Inevitabilmente, un provvedimento su cui si dovrà ritornare per sanare le incongruenze".
27/03/2014
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