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Opinioni

A qualcosa sarà servito! Expo è finito o inizia adesso?

Ora che è passato un po’ di tempo dalla chiusura di Expo, e dopo i molti commenti positivi (a volte entusiasti) espressi nei mesi scorsi da amici, conoscenti, vicini di casa, è il momento delle riflessioni e valutazioni più serene e ponderate

OPINIONI - Ora che è passato un po’ di tempo dalla chiusura di Expo, e dopo i molti commenti positivi (a volte entusiasti) espressi nei mesi scorsi da amici, conoscenti, vicini di casa, è il momento delle riflessioni e valutazioni più serene e ponderate. Mi ha colpito qualche considerazione proposta da una lettera ad un settimanale di un giovane di cui poi dirò.

Intanto diciamo degli aspetti positivi: Superati i 20 milioni di visitatori! Si è contribuito a modificare, per sei mesi, l’abitudine dei week end, stornando da Ipermercati i “gitanti” della domenica. Si è dato prova delle capacità organizzative italiche. L’Italia è stata al centro dell’interesse di turisti e di Capi di Stato, attirando ad un evento che capita vicino a casa (se va bene) un paio di volte nella vita.

Prima di continuare, confesso subito il mio peccato. A Rho (Milano) non ci sono andato; i motivi sono più d’uno, ma irrilevanti. Perciò con questo marchio d’origine mi accingo a qualche commento, solo per sentito dire o per aver letto.

E torno alla lettera al Direttore inviata dal giovane cui ho accennato. Dopo aver ricordato la questione delle code e delle inevitabili lamentele aggiunge “Expo è anche un inno alla tolleranza ma soprattutto un esercizio di pazienza. E se fosse questo il vero obiettivo del comitato scientifico della manifestazione, cioè predicare la convivenza e la sopportazione?” perché “il tema di quest’anno è la nutrizione: ma ha davvero fatto breccia nell’anima delle persone? Ha stimolato riflessioni, innescato moti di volontà,smosso coscienze, instillato dubbi sul nostro paradigma tradizionale?”

Ecco la prima considerazione; il tema della fame nel mondo (banalizzo il titolo) e del come dare migliore nutrimento a tutti, che pure è stato discusso, è andato oltre a qualche dibattito, oltre alla stesura di impegni con la “Carta di Milano”, è stato costantemente posto all’attenzione dei visitatori e ancor più degli espositori, dei produttori, dei Governi? Nascondendomi dietro alla mia mancata presenza all’evento, lascio ad altri la risposta.

Passo ad una seconda considerazione. Apparentemente in contraddizione con lo spirito della precedente. Si erano ipotizzati in circa 5 milioni i potenziali turisti che sarebbero gravitati nel nord Italia (e qualche briciola anche in Monferrato), in concomitanza con l’Expo. Mi chiedo se si sono visti davvero in numero significativo? Quante sono state le presenze nelle nostre terre (paesaggio, siti Unesco, cucina e prodotti tipici, arte, palazzi, Chiese, Castelli). Per ora non ho letto dati, ma mi auguro che qualche punto percentuale sia aumentato rispetto alle scorse annate.

Ora si tratta di capire (e sperare) se quei turisti abbiano interesse a tornare, e diffondano tra amici e conoscenti le bellezze monferrine e la “bellezza” dei prodotti e piatti tipici. Dicevo di apparente contraddizione rispetto al tema “nutrire il pianeta”; mi piace pensare che anche il paesaggio, la natura, l’arte, la cultura (e la cucina e il modo di produrre verdure, ortaggi cereali, salami, vini, è cultura!) siano un nutrimento importante, una “alimentazione” dello spirito e della mente fondamentale per il ben essere.

Per non disperdere il lavoro di questi mesi, da parte di Comuni, Provincia, Associazioni di categoria, ecc. e per continuare a lanciare messaggi di ogni genere per il turismo futuro, è importante proseguire nelle iniziative, nella pubblicità, nel saper vendere il territorio nelle forme più opportune e incisive. Il minimo è quanto deciso dalla rete degli enti associati nel Portale Monferratoexpo2015, di proseguire la collaborazione e potenziarla. Però serve altro. Serve riuscire ad essere presi in considerazione dalle pubblicità regionali (ad esempio), nell’essere inseriti nelle pubblicazioni che in modo “indipendente” (?) parlano di piatti tipici, di arte, di visite e percorsi da non perdere, e così via. Serve, non da ultimo, continuare a “formare” gli operatori della zona (albergatori, produttori, baristi, guide turistiche, …) a svolgere la loro funzione di accoglienza; ma anche gli abitanti tutti ad essere consapevoli di avere anch’essi un ruolo nel rapportarsi al turista, nella gentilezza, nel saper fornire indicazioni se richiesti, nel tenere pulita la città, nel sapere che non dobbiamo essere i possessori gelosi dei nostri borghi e delle ricchezze architettoniche e paesaggistiche, le quali dobbiamo saper “offrire” al visitatore.

Ultima considerazione. Riprendo alla già citata lettera del giovane al Direttore: “La cartina di tornasole (ndr. circa l’aver stimolato riflessioni e smosso coscienze circa il tema di Expo) pare essere questa Carta di Milano (bella senz’anima secondo l’Avvenire) firmata da un milione di mani tra cui potenti del mondo, ma soprattutto tanta gente comune. [..] E sono in tanti ad avere qualche incertezza. Non vogliamo essere disfattisti, ma “nutrire il pianeta” era sì ben evidenziato, ma dai chicchi di grano e dai semi sconosciuti di certe lontane nazioni più che dai contenuti trasmessi.. Sì, i Paesi hanno raccontato le loro strategie, ma è parso più che altro una corsa a “gonfiare il petto” di fronte agli incantati spettatori”. E conclude che Expo avrà fatto centro se da tante parti (Papa, Governo, Paesi ospiti, tante diverse realtà) proviene l’univoco messaggio a sprecare meno e rispettare di più la nostra terra.

Ogni “potente”, ogni Governo, ogni gruppo produttivo è giusto che sia chiamato in causa per le decisioni e le conseguenti azioni future. La questione è se la già citata “ Carta di Milano” con gli impegni lì contenuti sia una risposta valida. In quanto  già ritenuta insufficiente o bisognosa di integrazioni e visione più completa da non poche associazioni (Caritas, Slow Food, Costituzione Beni Comuni, personalità come Zamagni, Zanotelli, Riccardo Bonacina, Moni Ovadia, Ciotti per citarne solo alcuni) perchè non dà sufficiente voce ai poveri del mondo, perché non si affronta o lo si fa timidamente una serie di altre questioni come il diritto al cibo sano, la tutela del suolo, la lotta al lavoro nero e minorile (che sono da tenere presenti nelle soluzione della tematica in questione), la tutela dei piccoli produttori rispetto al libero mercato, la desertificazione, l’impatto spesso devastante delle tecnologie nei Paesi in via di sviluppo, le “guerre per il clima” e le migrazioni.

Concludo. Dobbiamo essere orgogliosi della riuscita dell’evento, per aver dimostrato, nonostante la iniziale presenza corruttiva o il tentativo di infiltrazione di elementi distorcenti, che l’Italia è in grado di realizzare grandi eventi internazionali, che tutto è filato liscio (esclusa la scandalosa imbrattatura di muri e l’incendio odioso di auto da parte di gruppi violenti alla vigilia dell’inaugurazione), che si è trasformata l’immagine di una città che torna ad essere moderna e distante da quella anni ’80 o di chi ne vedeva solo un potente centro padano. Ora (a parte l’uso e la destinazione delle strutture e degli impianti, cosa non secondaria) diventa impellente che come famiglie e anche come comunità civile assumiamo gli stili conseguenti che ci vengono dagli impegni  di Expo, e che Papa Francesco ha ben riassunto nella Laudato sì. Perché il domani dipende anche da noi, oltre che dai potenti della terra. E solo se cambieremo rapidamente alcuni paradigmi assumendo stili di vita più sobri Expo sarà davvero stato un successo, soprattutto per chi abiterà la terra domani.  

 
29/12/2015
Carlo Baviera - Redazione Appunti Alessandrini - redazione@alessandrianews.it
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