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Provincia

Connessi ma non troppo (II): “partnership pubblico-privata”

Torniamo sul tema della copertura internet in provincia con una chiacchierata insieme a Simone Bigotti, amministratore di Bbbell: “la Regione si faccia parte attiva individuando punti di interesse. Poi spetterà agli operatori privati fare il resto. Il rischio è quello di arrivare in ritardo sugli obiettivi fissati dall'Europa”
PROVINCIA – Una partnership tra pubblico e privato per superare il divario digitale ed arrivare puntuali agli appuntamenti fissati dall'Unione Europea del 2016 e 2020. E' una delle ipotesi possibili alle quali la Regione potrebbe (dovrebbe?) lavorare. Come avevamo anticipato in un recente articolo la comunità europea ha fissato, da tempo, alcuni obiettivi, a cui faticosamente l'Italia si sta adeguando: copertura della rete internet e mobile fino a 30 megabite entro il 2016 per il 50% della popolazione; lo step successivo sarà la copertura integrale (100%) entro il 2020 no a 30 mega e del 50% a 100 mega.

Il ministero delle Comunicazioni ha varato un piano per incentivare l'infrastrutturazione del Paese ma sono ancora in corso le consultazioni con i soggetti (agenzie pubbliche ed operatori privati) per capire quale strada percorrere. Una volta definite le linee guida, dovrebbero essere le Regioni ad applicare, su ogni singolo territorio, le direttive.
“Se ci fossero risorse infinite, l'obiettivo sarebbe quello di portare la fibra ottica ovunque”, dice Simone Bigotti, amministratore di Bbbell, uno degli operatori leader piemontesi. L'infrastrutturazione completa con la posa dei cavi ottici in tutto il Paese potrebbe costare circa 100 miliardi. Che, ovviamente, non ci sono.
Una delle soluzioni possibili, auspicate anche dagli operatori è, dunque, un intervento misto pubblico e privato: il pubblico posare i cavi fino ai cosiddetti “punti di interesse” (“punti già esistenti, come acquedotti, torri, tralicci..”) dai quali gli operatori potrebbero “prendere il segnale” e distribuirlo fino alle singole abitazioni. Ma ciascuno deve fare le propria parte.
“La Regione, per esempio – prosegue Bigotti – dovrebbe farsi attiva in questo processo, mappando i punti di interesse presenti sul territorio”.
Gli operatori, Telecom inclusa, non hanno infatti interesse economico ad arrivare in zone con poca utenza, aree scarsamente abitate e distanti dalle infrastrutture disponibili. “Sono zone in cui sarebbe antieconomico investire”, conferma Bigotti.
Nella nostra provincia ne sono un esempio le valli e le zone collinari, dove ancora oggi si naviga a rilento. “L'intervento pubblico consentirebbe di portare i cavi o la fibra in punti di interesse da mettere poi a disposizione degli operatori radio, che devono essere messi però in condizioni di parità, se hanno determinate caratteristiche di solidità. Alle Regione chiediamo, noi come altri operatori, di fare un censimento di questi punti di interesse”.
La “volontà”, per decidere in che direzione andare, per raggiungere gli obiettivi fissati dall'Europa, è quindi “politica” e di questo si sta discuntendo all'interno dell'agenzia nazionale del ministero Infratel e con Agicom. “Se non si rispetteranno gli obiettivi europei, l'Italia rischia incorrere in sanzioni”, precisa l'Ad di Bbbell. “Ci sono fondi disponibili a diposizione della Regione e questa dovrà decidere che fare”.
Allo stato attuale, un regime misto, cavi più radio, pubblico e privato, parrebbe la soluzione auspicabile. E' bene precisare che il segnale radio non è la medesima tecnologia di quello satellitare. Quest'ultimo sarebbe potenzialmente già disponibile in tutto il territorio. Quello radio necessita di investimenti, seppur non elevati come quelli per la posa di cavi a fibra ottica. “Basta un traliccio, o l'impianto di un acquedotto dal quale, prendendo il segnale, di può coprire una vasta zona con risultati ottimi”. Ciò che è stato fatto in provincia, in questo settore, è opera del privato. Bbbel, come altri operatori, hanno portato il segnale, ad esempio, nella zona del Monferrato. Un importante investimento recente, proprio da parte di Bbbel è stato quello di dotare i paesi divenuti patrimonio dell'Unesco di una rete veloce.
28/12/2015
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