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Cultura e Spettacolo

"Elio", una lettera ad un fratello

Un fratello minore che vede il maggiore andare a "fare la rivoluzione" nell'America Centro Meridionale e lo aspetta, senza mai vederlo tornare. Soltanto anni dopo, una scarna comunicazione, che dice solo l'essenziale: Elio è morto per la causa. Nè una data, nè un corpo, né una tomba su cui mettere un fiore. Un racconto denso di odori, di profumi, di paesaggi dal Piemonte al Salento
CULTURA E SPETTACOLO - “Non mi stupisce che Gianni Ferraris abbia scritto “Elio” solo quando dalla brumosa Solero, vicino ad Alessandria, è andato a vivere a Lecce. Il sole, l’elio greco del Salento, ha sciolto e dato urgenza alla condivisione di quell’amore e di quella ferita che Gianni si portava dietro da tanto tempo. E non solo il sole, i luoghi anche, seppure non gli stessi ma molto vicini, perché Elio, suo fratello, nei così lontani ma insieme tremendamente vicini anni ’70, era sceso dal freddo nord per fare lavoro politico per Lotta Continua a Molfetta. Ma quel sud a Elio, il ragazzo che voleva “spaccare in pezzi il mondo per vedere come è fatto dentro e cambiare le parti marce”, non era bastato. Ne cercava di ancora più lontani. E allora il Brasile, il Cile, la Bolivia, l’Argentina, il Nicaragua della rivoluzione sandinista, il Salvador del Frente Farabundo Martì.”

Così Francesca Caminoli nella prefazione a questo libro/lettera che Gianni Ferraris scrive al fratello Elio di cui non conosce il luogo e le circostanze della morte mentre combatteva in appoggio al FLMN salvadoregno. Dagli anni ’80 del novecento al primo decennio degli anni duemila il ricordo rimane e rode come un tarlo, finché l’incontro con il Salento e forse con la maturità regalano a Gianni la voglia di raccontare e di raccontarsi. Non un libro sul ’68, solo una sorta di “biografia di un periodo”, come qualcuno ha detto. Una narrazione di luoghi e personaggi fra il Piemonte e il Salento, un racconto di incontri, emozioni, ricordi.

 
28/12/2015
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