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La pecora nera

Il consorzio risponde

Questa volta ospito la replica di Francangelo Scapolla, presidente del Consorzio di Cartasegna. Come promesso darò a lui lo stesso spazio dato a Giorgio Mora nell'articolo precedente

LA PECORA NERA - Questa volta ospito la replica di Francangelo Scapolla, presidente del Consorzio di Cartasegna. Come promesso darò a lui lo stesso spazio dato a Giorgio Mora nell'articolo precedente.

Ermanno Cecconetto
Gentile Ermanno Cecconetto, sono il presidente di quel consorzio di Cartasegna che il suo amico Giorgio Mora definisce “di Peggioramento Fondiario” e vorrei replicare ad un testo palesemente condizionato da livore e animosità.
Le affermazioni di questo signore appaiono alquanto astruse, confuse, poco comprensibili, decisamente faziose e anche un po’ cattive.
Ritengo, inoltre, che sia di pessimo gusto, da parte di una persona appartenente ad una associazione, trasferire le proprie istanze, relative a contrasti con decisioni sostenute dagli altri associati, a terzi, che non hanno alcuna possibilità di interferire nella gestione del Consorzio di Miglioramento Fondiario di Cartasegna: le dispute, quando si presentano, vanno dibattute e risolte all’interno, altrimenti risultano del tutto sterili.
Qualcuno ha affermato che i “gufi disfattisti, maldicenti e distruttivi” esistono dappertutto e che le loro esternazioni vanno ignorate; a me sembra un giudizio forse troppo severo, ma comprendo il risentimento di chi, come i tanti consorziati di Cartasegna, che si sono impegnati molto e in buona misura ricorrendo al volontariato per costruire, nell’arco di sette, otto anni, un Centro Ricreativo che è diventato un po’ il cuore, il motore pulsante del paese, si ritrova a leggere un testo che sostiene esattamente il contrario di quella che è la realtà dei fatti (una considerazione: il Signor Giorgio Mora, che ora non si fa alcuno scrupolo a sciorinare un repertorio di sentenze, malignità, fandonie, imprecisioni, non è mai stato né attivo, né presente, a questo proposito).
Cercherò di illustrare il più brevemente possibile lo svolgimento di tali fatti, tornando un po’ indietro nel tempo.
  1. Esattamente il 2 luglio 2007, con una decisione presa all’unanimità dai consorziati di Cartasegna, veniva inviata allo Studio Carniglia la richiesta di elaborare un “Progetto di Sviluppo Rurale” che riguardava la costruzione di un tronco stradale di collegamento fra il paese e la sorgente dell’acquedotto, progetto importante, soprattutto se messo in relazione con la continua diminuzione della mano d’opera qualificata per effettuare gli interventi necessari per il mantenimento e il miglioramento della sorgente.
  2. Lo Studio Carniglia ha risposto positivamente, affidando l’elaborazione del progetto ad un Ingegnere che ha lo allestito non senza difficoltà, in quanto il terreno su cui doveva pianificare il tracciato si presentava, in certi punti, particolarmente roccioso e resistente.
  3. Il 4 novembre 2010 abbiamo inoltrato al Comune di Carrega Ligure istanza per ottenere il permesso di costruire ai fini e per gli effetti della Legge 45/89, allegando il progetto redatto in duplice copia. Nel frattempo, identificati i proprietari delle particelle dei terreni interessati dal passaggio del tracciato, sono stati consegnati ai proprietari stessi i fogli da sottoscrivere per l’autorizzazione. Ovviamente, ad ogni Assemblea annuale di tutti i consorziati, all’ordine del giorno era sempre presente tale argomento (allego uno stralcio del verbale dell’Assemblea 2013), e tale progetto è sempre stato sostenuto all’unanimità.
  4. Finalmente, dopo varie richieste di ulteriori documentazioni, il progetto è stato regolarmente approvato e i lavori relativi alla costruzione della strada sono stati effettuati (da notare che il tracciato ha seguito, in certa misura e, comunque, dove è stato possibile, il vecchio sentiero). Quella che il Signor Giorgio Mora definisce “un’incomprensibile e orribile stradaccia”, non è altro che il primo tracciato, ancora grezzo e interrotto, essenzialmente in un punto, da una frana (dopo un inverno tanto piovoso, temevamo di peggio) che verrà sistemata, ovviamente, e che diventerà “una strada”.
Posso aggiungere che ogni strada, compresa quella che porta dal ponte per Carrega a Cartasegna, o quella che sale dal piazzale in fondo al paese al campo sportivo, dopo il primo tracciato è stata una “stradaccia”, disordinata, non uniforme, con un manto stradale irregolare e caratterizzato dalla presenza di terra e di sassi di tutte le dimensioni.
Ed è naturale che, costruendo una strada in una zona dove la vegetazione è presente, vengano divelti arbusti e alberi piccoli e grandi dalla ruspa scavatrice.
Esattamente la stessa cosa si è verificata nel corso della costruzione delle strade menzionate (nessuno se ne è mai lamentato, neppure il Signor Giorgio Mora).
Mora ricorda anche che la manutenzione della sorgente veniva effettuata dal “compianto Jose” e dal “saggio Gino”: è vero, ma il primo, purtroppo, è mancato, per il secondo gli anni non sono diminuiti.
Le situazioni cambiano, si trasformano, e occorre prendere provvedimenti per sopperire ai supporti che via via si fanno più esili.
D’altra parte, è sufficiente guardarsi intorno per rendersi conto del fatto che gli stessi problemi si propongono in tutti i paesi dell’alta val Borbera: in Carrega, ad esempio, da molto tempo hanno costruito una strada (anche questa, all’inizio, era una “stradaccia”) che porta in alto, fin quasi sulla cresta dei monti.
Questo rende possibile il trasporto di attrezzature quali tagliaerba per la pulizia dei prati: dovremmo, francamente, pensarci anche noi, del Consorzio di Miglioramento Fondiario di Cartasegna.
Il Signor Giorgio Mora parla di una “piccola storia ignobile”: lascio ad altri il giudizio su questa definizione.
Chiede anche, pur sapendolo, chi sia il regista di questo penoso film.
E’ molto semplice: essendo io, da molti anni, il presidente del Consorzio di Cartasegna, il responsabile, quindi “il regista”, sono io, non ho difficoltà ad ammetterlo, quindi il Signor Mora sa contro chi può o deve scagliarsi, per contestare “un’opera così degradante”.
Io userei l’aggettivo “ignobile” per aver, sempre il Signor Mora, avanzato l’ipotesi che qualcuno abbia avuto “un tornaconto personale”. 
Non mi è possibile commentare tutte le “riflessioni filosofiche” che Mora fa nei riguardi del passato, ma sono d’accordo con lui quando afferma che i tempi cambiano, i gusti e le esigenze si trasformano: ad esempio, ricordiamo che per molti anni il campo di calcio è stato frequentato da squadre di ragazzi che giocavano, si cimentavano in tornei, con il pubblico a fare il tifo.
Ma da quanto tempo, ormai, tale campo serve solo per la processione della Festa di settembre?
I ragazzi non hanno più la passione per il gioco del calcio, o sono troppo pochi per praticarlo.
Lo scorso anno, sì, è stata giocata una sorta di partita, ma i giocatori avevano in media 50 anni e pesavano, sempre in media, 80 chili!
Lo stesso vale per il gioco delle bocce.
Il Signor Mora ricorda la “mitica Polisportiva di Ottavio” (e aggiungerei, di Cornero): anche quella ha avuto un ruolo importante, ma ha fatto, come ogni realtà, “il suo tempo”. Giorgio Mora non ricorderà, immagino, che il 22 dicembre 1987 fu tenuta, a Genova, una riunione voluta e richiesta dai componenti della Polisportiva, i quali denunciarono l’impossibilità di proseguire nella loro attività, sia per problemi economici, sia per contrasti interni, sia per il profondo calo di entusiasmo; chiesero di potersi fondere con il Consorzio, cosa che avvenne nel corso di una riunione il 13 febbraio 1988.
Da allora le due entità hanno continuato ad esistere, convivendo in un unico Consorzio, con una sola contabilità.
Debbo confessare che tale fusione non ha avuto come effetto una evoluzione reale, in quanto l’entusiasmo, necessario per lo sviluppo di qualsiasi iniziativa, considerando che davvero l’interesse per il gioco del calcio e per quello delle bocce andava scemando, che non esisteva una spazio per organizzare feste da ballo, che addirittura si doveva ricorrere, talvolta (non sempre le condizioni atmosferiche consentivano, alla sera, di cenare all’aperto), all’interno della chiesa per preparare cene sociali, più di tanto non si poteva fare.
Il consorzio, il Consiglio di amministrazione, l’intero paese si trascinava, stancamente, cercando di sopravvivere, nei mesi estivi. Sono stati circa 15 anni difficili: si era sempre alla ricerca di una sede, ma le varie possibilità prese in considerazione si rivelavano, analizzandole, inadatte. Ma ecco, improvvisamente, la soluzione: quel terreno, dove ora sorge il Centro Ricreativo, e che avremmo voluto acquistare da molto tempo, finalmente veniva messo in vendita.
Quel momento rappresentò l’inizio della rinascita di Cartasegna: un progetto bello, preciso, redatto da un professionista e studiato adattandolo all’ambiente, una ditta per effettuare i lavori, il ricorso al volontariato di molte persone, di tutte le età, alcune davvero preparate e competenti.
Era tutto: in pochi anni abbiamo assistito a uno sviluppo del Consorzio di Miglioramento Fondiario, dell’intero paese, con un ritmo incredibilmente rapido.
Ora, alle nostre cene, alla festa di settembre, arriva gente da tutte le valli, intorno, e ciascuno si complimenta per quanto è stato fatto.
Ma non voglio dilungarmi, su questo argomento.
Solo, considerando che ho iniziato a scrivere per reagire alla provocazione, agli insulti di un certo Giorgio Mora, mi viene naturale chiedermi, ancora, dove fosse costui (che io ho notato in paese solo per la sua proposta di “cassare” il progetto della strada, lo scorso anno), mentre tanti altri collaboravano al progetto di rilancio di Cartasegna?
Non saprei dire, non l’ho visto.
Nessuno lo ha visto, forse era fra quei (pochi) che stavano a sbirciare, magari teso all’individuazione di qualche particolare al quale aggrapparsi per contestare, per trasmettere pessimismo, sfiducia, insicurezza, per seminare zizzania.
Le argomentazioni pesanti e le istanze infelici presenti un po’ dappertutto nel suo testo potrebbero avere effetti deleteri se le persone (i lettori) di buonsenso oggetto delle sue maldicenze non fossero dotate di una metodologia critica che consente loro di ridimensionare le cattiverie e le malignità (rivolte, oltretutto, al paese che frequenta) e circoscriverle nell’ambito e al rango delle lamentele immotivate e sterili.
Per finire, potrei concludere che se davvero il Signor Giorgio Mora, che ha sparso tanto veleno nel suo testo, considera sul serio la nostra associazione un “Consorzio di Peggioramento Fondiario”, forse Cartasegna non fa per lui.
 
Francangelo Scapolla
Presidente del Consorzio di Miglioramento Fondiario di Cartasegna. 
26/07/2014
Ermanno Cecconetto - ermanno.cecconetto@gmail.com
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