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Sanità

Il grande silenzio. Tutto tace sull'appalto dei ferri chirurgici

Sono 32 i milioni che la nostra Asl avrebbe potuto risparmiare se non avesse dato il servizio in appalto. Almeno, così emerge dalla nostra indagine che nessuno ha smentito. Un silenzio che è assordante
SANITA' - Ricapitoliamo. La notizia era che il servizio di sterilizzazione dello strumentario chirurgico presso l’ospedale di Novi costa all’anno approssimativamente 450 mila euro mentre all’ospedale di Casale ne costerebbe circa 1milione e seicentomila.

Come è possibile? Eppure gli ospedali sono paragonabili per numero di interventi e ferri da sterilizzare. La risposta starebbe tutta in un appalto che appare controverso. L’ospedale di Novi Ligure sterilizza i suoi ferri nella propria centrale con personale proprio, a Casale e negli ospedali della provincia invece il servizio di sterilizzazione è stato appaltato a una società privata che si aggiudicò l’appalto nel 2007 per un valore di quasi 44 milioni di euro in nove anni.

Ci siamo persi 4 milioni per strada
Nel novese in edicola il 2 febbraio scrivevamo infatti che se l’Asl avesse mantenuto presso i propri ospedali la sterilizzazione dei ferri chirurgici di tutta l’ASL, avrebbe speso 16 milioni di euro. Dandolo in appalto, invece, ne ha spesi 44 solo per i ferri dei tre ospedali di Casale, Acqui e Tortona (Ovada non ha quasi più nulla da sterilizzare) si potevano quindi risparmiarne 28 milioni. Ma ci eravamo sbagliati.
In tutto, il conto del servizio di sterilizzazione ferri pagato dai contribuenti dell’alessandrino è stato di circa 48 milioni; bisogna infatti aggiungere ai 44 milioni appaltati i 4 milioni di costi interni, sempre in nove anni, della centrale di sterilizzazione dell’ospedale di Novi. In tutto 48 milioni contro i 16 che si sarebbero spesi lasciando all’interno un servizio che c’era già in tutti gli ospedali della Provincia. Quindi non 28 milioni in più ma 32.

Il grande silenzio: 32 milioni, ma nessuno parla
Alla richiesta di precisazioni in merito, dalla nostra ASL preferiscono non precisare. “Avete già scritto tutto voi…”, più o meno questo il tono laconico della risposta e nulla più da dichiarare. Una cortese segretaria dell’Assessorato Regionale alla Sanità al proposito non rilascia dichiarazione alcuna o meglio riferisce che l’assessore dichiarerà se prima dichiareranno qualcosa dall’Asl, ma l’Asl non dichiara.
Il sindaco di Ovada che pure ci ha inviato una lunga lettera in merito alla nostra inchiesta sulla sanità, ma sull’appalto nulla da dichiarare. Il presidente della commissione regionale sanità Domenico Ravetti intervistato dal novese, a domanda risponde che non entra nel merito del singolo servizio. Sindacati e partiti non dichiarano nulla. Abbiamo provato a sentire un dirigente dell’ASL che all’epoca dei fatti sappiamo essere stato l’unico a provare ad opporsi all’appalto, ma ancorché in pensione, sulla vicenda preferisce non dichiarare nulla. A onor del vero una dichiarazione è arrivata ufficialmente dall’Asl-Al: l’appalto è in scadenza e si rifarà entro l’anno. A questo punto, non abbiamo più nulla da dichiarare neppure noi.
Ancora tre domande
Ci piace fare domande, non lo neghiamo. Ma ancor di più ci piacerebbe avere risposte. Quindi, ci proviamo ancora. Ecco le ultime tre domande che vorremmo fare al direttore generale Gilberto Gentili e all'ex ministro della sanità, e oggi componente del Csm, Renato Balduzzi. - Quali sono i criteri di esternalizzazione di un servizio sanitario, sopratutto quando presenta costi più alti? - Perché rifare tale appalto se è vero che presenta costi più alti? - Non si ritiene che sia opportuno verificare tempi, modalità operative e organizzative per riportare in casa il servizio di sterilizzazione dello strumentario chirurgico avvalendosi o implementando professionalità presenti nell’ASL come già fatto da altre ASL della Regione Piemonte?
 
6/03/2017
Andrea Vignoli - a.vignoli@ilnovese.info
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