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Opinioni

Ero straniero e mi avete accolto

E così, papa Francesco è ritornato, tra i vati temi trattati nel messaggio di Natale, sull’accoglienza dello straniero; c’è da sperare che qualche scriteriato non lo rimbecchi dicendogli di prenderseli lui, dal momento che si presenta, agli occhi di chiunque voglia vedere, l’azione di gran parte della Chiesa italiana, per contribuire alla soluzione del problema immigrati

OPINIONI - E così, papa Francesco è ritornato, tra i vati temi trattati nel messaggio di Natale, sull’accoglienza dello straniero; c’è da sperare che qualche scriteriato non lo rimbecchi dicendogli di prenderseli lui, dal momento che si presenta, agli occhi di chiunque voglia vedere, l’azione di gran parte della Chiesa italiana, per contribuire alla soluzione del problema immigrati.

Prima però di proporre qualche osservazione al riguardo, mi corre l’obbligo e scelgo l’opportunità per ribadire alcuni presupposti della nostra pubblicazione; e qui, “repetita iuvant”, dal momento che siamo stati spesso più o meno benevolmente rimbeccati.

Il papa non può non ripetere ciò che semplicemente gli impone il Vangelo ed, imposto dal Vangelo non può che costituire un “principio non negoziabile”. Ora, noi, con le nostre modeste osservazioni anche a questo riguardo, abbiamo tenuti fermi tre riferimenti.

Primo, non ci siamo mai sognati di negare la presenza di principi non negoziabili, ma abbiamo sempre aggiunto che i principi, come tali, non sono mai negoziabili. Secondo; se i principi non sono negoziabili, la modalità della loro realizzazione trova un contesto di riferimento in cui si confrontano opinioni diverse con le quali, dialetticamente bisogna fare i conti e raggiungere il massimo di bene possibile, andando ben al di là dell’obiettivo, anche accettato dai moralisti, del male minore. Terzo; abbiamo contestato e contestiamo l’elenco proposto dei “principi non negoziabili” predisposto dall’età ruiniana (Camillo Ruini) e copiata da quella di Angelo Bagnasco, solo perché ci è sembrata incompleta. Ad esempio questo dello straniero da accogliere non lo avevamo visto, assieme ad alcuni altri. Per capirci, Alex Zanotelli, già direttore di Nigrizia aveva da tempo osservato che si negava l’Eucarestia alla donna che prendeva la pillola e la si distribuiva tranquillamente ai proprietari di immense ricchezze che vivevano e praticavano i loro affari, a contatto con popolazioni affamate. Eppure a me, quando esprimevo una qualche presenza nell’associazionismo ecclesiale, era capitato di ascoltare eminenti moralisti dichiarare che se si vive nella più scandalosa opulenza, in mezzo alla miseria più squallida, il problema morale era sicuramente in ballo.

Sullo specifico dell’accoglienza e sull’azione della Chiesa però ci sono alcune notizie che i media prevalentemente ignorano e, ad onor del vero, si possono leggere quasi esclusivamente sul quotidiano di “ispirazione cattolica” generalmente indicato come il giornale dei vescovi. E così si viene a sapere che le parrocchie d’Italia agiscono attivamente, soprattutto da quando, nella scorsa estate hanno ricevuto al riguardo un esplicito invito di Francesco, tanto che un quarto dell’accoglienza dei profughi è gestito, in Italia, dalla Chiesa cattolica. Ovviamente alle parrocchie si aggiungono altri soggetti impegnati ai vari livelli a cominciare dalla “Caritas”, ma il dato è assolutamente rilevante, soprattutto se lo si confronta con le difficoltà delle istituzioni pubbliche ad intervenire, a cominciare dai diversi comuni del Paese.

Anche qui poche osservazioni. La prima: stando così le cose, chi dovesse dire ancora al papa di prendersi lui gli immigrati parlerebbe a vuoto ed a vanvera. Dimostrerebbe di copiare le ovvietà più comode invece di parlare dopo aver valutato e pensato sulle summentovate notizie.
La seconda: la storia e la prassi dell’organizzazione caritativa della Chiesa e del volontariato ecclesiale dimostrano la loro funzione essenziale anche nel confronto con la precarietà degli interventi istituzionali. La terza: quando anche noi di AP, nel nostro piccolo, proponevamo i possibili sbocchi che sul problema immigrati potevano porre in essere le parrocchie sparse sul territorio, con una presenza radicata , grazie ad un’esperienza che, in molti casi, non è mai venuta meno, qualche ragione ce l’avevamo.

(Agostino Pietrasanta) 
 
27/12/2015
Redazione Appunti Alessandrini - redazione@alessandrianews.it
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