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Lo Spazio

Asap: nasce la prima associazione senegalese della provincia di Alessandria

Abbiamo incontrato alcuni dei rappresentanti della neo costituita associazione di promozione sociale per aiutare i migranti provenienti dal Senegal a integrarsi sempre più nel nostro territorio e a promuovere la cultura e le tradizioni di un paese meraviglioso e tutto da scoprire
Khaly Dieye (nella foto) e Khady Dieng, rispettivamente  segretario generale per la comunicazione e presidente della sezione femminile,  ci hanno incontrati per raccontare come è nata l'Associazione senegalese di Alessandria e provincia e quali obiettivi si prefigge. Scopriamo insieme questa interessante realtà. 

Cos’è l’Asap?

E’ la sigla che identifica la neonata Associazione Senegalese di Alessandria e Provincia, una realtà che si è costituita sul nostro territorio in queste settimane con l’obiettivo della solidarietà fra migranti e della promozione sociale della comunità senegalese. Per ora siamo 50 persone e la prima riunione si è tenuta il 1 di maggio, ma speriamo di crescere rapidamente per diventare un punto di riferimento per i nostri connazionali sul territorio. Il presidente della nostra associazione è Cheikh Ndiaya. 

Com’è nata l’idea di costituirvi in associazione?
Molti di noi sono qui in Italia da anni e da tempo ragionavano di costituire un’associazione organizzata, ma l’input decisivo è arrivato dopo i tragici fatti di Firenze e l’intervista rilasciata più o meno nello stesso periodo dal ministro degli Esteri senegalese che evidenziava le problematiche burocratiche che ancora intercorrono fra Italia e Senegal. Spesso queste difficoltà impediscono a chi ha lavorato onestamente e per un lungo periodo in Italia di godere poi della pensione tornati in patria, ma questo è solo un esempio dei tanti che si potrebbe fare. Affrontare certi iter burocratici è molto complesso di per sé, figuriamoci se sussistono altri problemi di comunicazione e di comprensione della lingua.

Quali sono gli obiettivi che vi prefiggete?
Ce ne sono diversi, alcuni più a breve scadenza altri siamo consapevoli che richiederanno più tempo per essere realizzati, ma sono comunque mete alle quali tendere. A noi interessa promuovere una cultura del confronto, della relazione e soprattutto della conoscenza, perché senza conoscenza non ci possono essere dialogo e convivenza. Spesso si ha paura di ciò che non si conosce anche perché non lo si capisce. Le differenze non devono essere vissute come occasioni di scontro ma come opportunità di arricchimento reciproco.

In concreto, quali saranno i primi passi per promuovere questi valori?
I nostri interventi si rivolgeranno sia ai nostri compaesani che giungono in Italia, sia agli italiani, per promuovere la conoscenza e la cultura del Senegal. Punteremo molto sulle attività dei bambini e sulla componente femminile della nostra associazione. E’ la comunità femminile quella che spesso porta avanti i progetti più importanti: basta pensare a cosa voglia dire essere madre. Da loro nasce la vita e sono fondamentali per qualsiasi progetto.

Cosa serve maggiormente ai vostri connazionali che giungono in provincia?
La comunità senegalese è in continua espansione, ma ancora non esiste una rete unica che metta in contatto le diverse realtà, e con il tempo ci piacerebbe contribuire a realizzarla. Il problema della lingua è sicuramente il primo e il più importante ostacolo contro il quale ci si scontra quando si giunge in un paese straniero. L’italiano e il francese non sono poi così differenti, provengono infatti entrambi dal ceppo neolatino, ma c’è una differente capacità di integrarsi a seconda che giungano qui persone già scolarizzate oppure no. Noi ci prodigheremo per fare in modo che tutti possano imparare presto la lingua italiana, anche chi giunge qui non ancora alfabetizzato, perché questa è la prima tappa per una vera integrazione. Speriamo a questo proposito che Enti istituzionali, associazioni e altre realtà del territorio alessandrino vogliano collaborare con noi per organizzare corsi di lingua e cultura insieme. Ci serviranno spazi e competenze, da affiancare a ciò che potremo proporre noi.

Avete riscontrato episodi di razzismo ad Alessandria?
Il razzismo a volte c’è, qui come altrove. Però abbiamo trovato anche solidarietà da parte degli italiani, e da questo punto vogliamo partire. La costituzione di un’associazione serve proprio per essere presenti al fianco degli italiani nelle battaglie contro ogni forma di razzismo. Non è giusto che a difendere i diritti di quanti sono discriminati siano solo gli italiani. Al nostro fianco fin da subito abbiamo trovato tante realtà attente ai diritti, prima fra tutte il laboratorio sociale che ha sede nell’ex caserma dei Vigili del Fuoco di via Piave.

Esiste un problema legato alle seconde generazioni?
I nostri figli sempre più spesso nascono in Italia, o comunque giungono qui molto giovani e poi frequentano la scuola italiana. Per noi questa è un’occasione d’integrazione molto importante, ma non vogliamo che si perdano nelle generazioni future la nostra cultura, le nostre tradizioni, la lingua e la religione. Per questo lavoreremo molto sui giovani, per costituire quanto prima un vero e proprio centro dove sia possibile radunarli due o tre volte a settimana, a partire dal rientro dalle vacanze estive, per organizzare momenti di insegnamento e gioco insieme. Il gioco quando si è bambini è il veicolo fondamentale della trasmissione di conoscenze e cultura, perciò punteremo moltissimo sulle attività ludiche, anche per catturare e tenere alta la loro attenzione.

Che rapporto avete con gli italiani? Che impressioni ha un senegalese che arriva in Italia?
Il Senegal è per storia e tradizione un paese estremamente aperto e ormai una vera e propria società multietnica. Fin dal 1895 il Senegal aveva già un proprio deputato nell’assemblea francese. Fino all’agosto del 1963 chi nasceva in Senegal era automaticamente cittadino francese e quindi i contatti con l’Europa non sono certi mancati. La nostra storia è segnata da tanti popoli che sono approdati lungo le nostre coste, dando luogo a sempre maggiori contaminazioni. Portoghesi, olandesi, inglesi e poi francesi hanno fatto sì che il nostro popolo sia naturalmente portato all’incontro con popolazioni e culture differenti. Siamo un popolo tollerante e accogliente, anche se l’ignoranza al riguardo è molta. In Senegal per esempio il 95% della popolazione è di fede islamica, e questo termine nella percezione comune è ormai una sorta di difetto, un marchio da osservare con diffidenza. Invece nel nostro Paese il 5% cristiano convive perfettamente con il resto della popolazione, e anzi ne è parte integrante, poiché appartengono alle stesse famiglie. Basti pensare che il penultimo arcivescovo del Senegal proveniva da una famiglia di fede musulmana. La verità purtroppo è che le comunità sono come iceberg e il male è la punta emersa che tutti osservano, mentre tutto ciò che di bene c’è, ed è una massa di gran lunga più grande, resta immerso e ai più non arriva. Per questo il nostro obiettivo è quello di diffondere la conoscenza: bisogna procedere insieme, non l’uno contro l’altro.

Avete già programmato delle attività?
Sì, la prima sarà una serata di festa che avrà l’obiettivo di presentarci alla città e di iniziare a far conoscere la cultura del Senegal a quanti vorranno partecipare. Sabato 7 luglio al Centro d’Incontro comunale di via S. Giovanni Evangelista al quartiere Cristo abbiamo in programma una serata alla quale è invitata tutta la popolazione. Dalle 18 alle 19 organizzeremo giochi e intrattenimenti per i bambini, dalle 19 alle 20 ci sarà un’esibizione di jambè (strumento a percussioni tipico dell’Africa ndr) a cura di suonatori sia italiani che senegalesi. Dalle 20 alle 22 è in programma la cena, che consentirà ai partecipanti di gustare piatti senegalisi e poi la festa proseguirà con la musica e il ballo, grazie a un gruppo italiano che farà cover degli anni 70 e 80 e alcuni musicisti senegalesi dell’Orchestra Multietnica Furasté.

Verso la fine dell’anno e l’inizio del 2013 organizzeremo una grande giornata dedicata alla cultura con diversi spazi dedicati all’arte, alla cucina e alle altre forme espressive e tradizionali del Senegal e di tutte le altre culture che avranno piacere di presentarsi accanto alla nostra, per ribadire, ancora una volta, che il nostro obiettivo è quello dell’incontro e del confronto con tutte le realtà presenti sul territorio.
 
23/06/2012
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