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Opinioni

La morte corre sul web

I nuovi media dopo averci lasciato intravedere le potenzialità di una connessione totale, sono diventati il luogo delle nuove guerre, del terrore che amplifica e diffonde il sangue (non virtuale) versato in tanti angoli del mondo, percepiti di colpo così vicini
OPINIONI - I tempi difficili che stiamo vivendo ci propongono scenari che non avremmo immaginato anche solo pochi anni fa. Non si tratta solo di un progresso che sembra deludere le attese di un futuro radioso di pace, ma della violenza, del male, della paura che hanno fatto irruzione nelle pieghe della quotidianità finora passabilmente tranquilla del mondo occidentale.

I nuovi media dopo averci lasciato intravedere le potenzialità di una connessione totale, sono diventati il luogo delle nuove guerre, del terrore che amplifica e diffonde il sangue (non virtuale) versato in tanti angoli del mondo, percepiti di colpo così vicini. La morte è diventata rito da riprendere ed esibire nei filmati in rete; qualcuno, che conosce bene i meccanismi della comunicazione nel mondo globalizzato, ha capito che anche ciò che sembrava retaggio di un passato espunto dalla civiltà democratica e occidentale (l'eliminazione violenta del nemico prigioniero) poteva tornare prepotentemente per seminare terrore attraverso il web.

Ma la morte è apparsa in rete non solo per i video postati da terroristi due-punto-zero che hanno capito benissimo come funziona la paura ed i suoi fremiti nella società occidentale (forse perché anche loro ne fanno parte). È di alcuni giorni fa la notizia che Facebook ha inserito una nuova opzione: la possibilità di nominare un "erede" del profilo in caso di decesso del legittimo user. Anche ciò che sembrava garantirci di lasciare un segno (quasi) eterno all'umanità, grazie ai nostri post, ai commenti, alle foto, ha dovuto misurarsi con la limitatezza del tempo di vita concesso ad ogni persona umana.

È chiaro che la scelta del social network deriva anzitutto da questioni legali (nello specifico dalla causa intentata dalla sorella di un suicida). La novità però (fatte le debite proporzioni) non va sganciata da quanto detto poc’anzi sui riti mediatici della morte allestiti dai terroristi. È come se la nostra cultura dovesse fare improvvisamente i conti con il limite più radicale dell’essere umano, proprio come un adolescente che scopre a sue spese la frustrazione dei suoi sogni di onnipotenza. In effetti, ogni grande cultura, sistema di pensiero o religione non ha potuto evitare questo confronto, che è vitale perché il senso della vita non si dà senza un senso alla morte.

In questo “nuovo” interrogarsi si colloca la ricorrenza che vivranno i cristiani nei prossimi giorni, la festa principale della loro fede, che celebra appunto la morte di Gesù Cristo, proclamandone al contempo la risurrezione: sfida aperta alla ricerca del senso, talvolta adombrata in elementi rituali e tradizioni sempre più evanescenti, ma anche rilancio della domanda all’umanità che brama di liberarsi da quella morte che chiamiamo paura.
27/03/2015
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