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Novi Ligure

Alla Martiri della Benedicta, un'aula per "La Maestrina"

Inaugurata alla scuola elementare Martiri della Benedicta un’aula polivalente intitolata a Maddalena Cabella Angeleri, partigiana e maestra che insegnò in quel medesimo istituto dal 1966 al 1978. Di lei, un affettuoso ricordo di Franco Barella, il partigiano Lupo.
NOVI LIGURE - È stata inaugurata alla scuola elementare Martiri della Benedicta un’aula polivalente intitolata a Maddalena Cabella Angeleri, partigiana e maestra che insegnò in quel medesimo istituto dal 1966 al 1978.

Pubblichiamo di seguito un ricordo di Franco Barella (partigiano Lupo):

Si scopre la targa nell’aula che porterà il suo nome. Un coro di voci argentine canta l’Inno Nazionale. Mani sul cuore lo cantano assorti, compunti e seri bambine e bambini di quella scuola. Con parole sentite la ricordano il preside della Martiri della Benedicta, il sindaco, l’assessore Broda. Si susseguono in un saluto toccante, guidati dalla loro bella insegnate, alcuni gruppi di suona tori di piffero, o zufolo che sia. Tutti per ricordare affettuosamente lei, la Maestrina. Così, mi ha ricordato Pinocchio, chiamavamo quella giovane, sorridente, ragazza che scarpinava per tutte le frazioni di Cantalupo a insegnare ai ragazzi e non solo a loro, a scrivere, leggere e, soprattutto, amare la Patria in quei giorni oppressa ancora una volta dal tallone straniero. Per me era “la sorella di Alfredo” un amico fraterno da sempre.

Una bella giovane di cui eravamo tutti un po’ innamorati, specie di quel sorriso che non ci ha mai fatto mancare. Era “dei nostri”, come si diceva allora, pronta a stabilire un collegamento, a soccorre, nascondere, sempre con il sorriso sulle labbra come quando correggeva gli strafalcioni dei suoi allievi. Venne il giorno in cui attraverso il passo della teleferica i rastrellatori stavano per prendere alle spalle i nostri compagni partigiani schierati alle bocche di Pertuso. Tentammo di fermarli. Cornaggia cadde colpito alla fronte, Dagostino con un proiettile nel polmone fu portato a Cabella (ma non sopravviverà), Leni, con la spalla quasi disarticolata dal piombo, fu portato per le prime cure in quel locale dove la Maestrina era usa raccogliere lì, alle Rive Rosse, quei suoi quattro alunni.

Forse, oltre alle macchie di sangue nel pavimento, lasciammo anche qualche altro segno del nostro passaggio in quel locale. Fu pronto un ufficiale dei rastrellatori a notare quegli indizi e accusare di “complicità con i banditi al soldo delle demoplutocraticogiudaiche” l’insegnate di quella che apparve, per alcuni libri e una specie di cattedra, la scuola. La Maestrina fu minacciata di “essere messa al muro”. Prevalse il buon senso o fu il Buon Dio ad intervenire? Non so, ma l’esecuzione fu sospesa. Sono certo che lei, la Maestrina partigiana, da quando ci ha lasciati, è tornata lassù con i nostri ragazzi “rimasti con nomi giovani per ogni tempo” e con loro ancora “cammina a costa di monte, vicino alle nuvole, vicino alle stelle”.

 
20/04/2014
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