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Novi Ligure

Nella città dove nacque il metodo Capurro

Di scuola, dell’importanza dell’istruzione si parla tanto oggi come ieri. Ancora recentemente è stata data notizia che sono molti i giovani che, nel nostro Paese, abbandonano la scuola. Non tutti, però, sanno che Novi è la città dove il metodo di insegnamento è nato grazie a don Gianfranco Capurro, già a metà Ottocento.
NOVI LIGURE - Di scuola, dell’importanza dell’istruzione si parla tanto oggi come ieri. Ancora recentemente è stata data notizia che sono molti i giovani che, nel nostro Paese, abbandonano la scuola.
Sapere, conoscere è fondamentale per la crescita di ognuno. Tutti ricordano il loro primo giorno di scuola e quando hanno scritto la prima parola.
Non tutti, però, sanno che Novi è la città dove il metodo di insegnamento è nato grazie a don Gianfranco Capurro, già a metà Ottocento. Quel Capurro al quale, oggi, è dedicata la biblioteca civica. Don Capurro ha inventato un metodo che, benché non fosse stato riconosciuto dal ministero dell’Istruzione, fu, tuttavia, adottato dal Regio Esercito.
Capurro fu dichiarato nel 1856 “benemerito dell’istruzione del popolo”. Emilio Raffaele Papa in “Origini delle Società Operaie” (Lerici Editori, 1967) parlando della corrente clericale dello Soms scrive: "Va rivelata la nobile figura di qualche sacerdote, quale don Capurro di Novi, che si batté soprattutto per l’istruzione, l’educazione operaia e sofferse con sincera partecipazione la battaglia sociale delle classi povere, diseredate".

Da una attenta ricerca compiuta da Lorenzo Robbiano nei volumi “I senza volto I” e “I senza volto parte II” emerge che "il tema dell’istruzione è una delle costanti nella vita di Capurro, direttore delle scuole pubbliche novesi, sulle orme del padre che, oltre ad aver fatto erigere la Chiesa tutto esistente in frazione Merella, aveva anche istituiti corsi di scuola elementare nella stessa frazione. Nel 1850 (lo stesso anno di nascita della prima società operaia novese) Capurro, dopo aver ottenuto le abilitazioni, insegna contemporaneamente a 150 allievi, quando le norme legislatrice ritengono invalicabile il limite di 50 alunni, pena il pericolo di non mantenere a scuola la disciplina".
Se oggi noi conosciamo il metodo Capurro è grazie a un suo allievo: Angelo Bovone. Il maestro Bovone, sul finire del XIX secolo, scrive un vero e proprio trattato di insegnamento, depositato presso la biblioteca civica cittadina. Bovone mette per iscritto punto per punto, lezione dopo lezione il metodo Capurro così che possa essere seguito da altri insegnanti “primari”, il termine è usato dallo stesso Bovone nell’introduzione del volume “Guida teorico pratica del sistema Capurro”. Solo già da questo termine appare chiaro quanto illuminato sia stato il metodo Capurro. Da poco tempo le elementari sono dette “primarie” ma alcune teorie di Capurro sono adottate dalle maestre da sempre per consentire a tutti di scrivere.

Non vogliamo oggi qui riportare pedissequamente il trattato del maestro Bovone ma curiosando nelle pagine di questa guida pubblicata a Torino nel 1875 scopriamo, per esempio, che "il metodo Capurro non è ai soli ragazzi ma è adattabile evidentemente anche agli analfabeti adulti". Capurro al di là del metodo vero e proprio ha dedicato la sua attenzione anche alla disposizione dei banchi "le file dei banchi o delle panche saranno due collocate in modo da potersi liberamente aggirare" e poi il maestro dovrà avere "alla sinistra la lavagna e a destra il telegrafo alfabetico".
Per Capurro "l’ignoranza è peggio della povertà ma perché la scuola commini di suo piede e si ottengano i rapidi progressi desiderati è indispensabile che gli allievi iscritti intervengano tutti e sempre, e non ne manchi mai nessuno". Con il metodo di don Capurro i ragazzi e gli adulti seguendo solo 25/30 lezioni possono "saper leggere una letterina e scriverla".
Leggendo il testo del sistema Capurro ci rendiamo conto che, nonostante oggi si utilizzino mezzi tecnologici come la lavagna multimediale, il linguaggio fra maestro e discepolo per apprendere i primi rudimenti non è profondamente cambiato. Il rapporto fra il docente e l’allievo poggia sempre sulle stesse regole di vita, di educazione e rispetto.
 
29/11/2015
Marzia Persi - m.persi@ilnovese.info
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