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Salute

Farmaci generici: pazienti di serie A e di serie B?

Il presidente dell'Ordine dei Farmacisti di Alessandria, Marcello Pittaluga invita tutti alla cautela e ci aiuta a fare ordine nella confusione generata dal provvedimento sui farmaci generici approvato qualche giorno fa
Sulla questione farmaci di marca e farmaci generici se ne sono dette ormai di tutti i colori, spesso contribuendo a creare confusione fra gli utenti. A ferragosto è entrata in vigore la norma approvata dal Governo per l’adozione, come prassi, dei farmaci generici al posto di quelli di marca.

In pratica il nuovo provvedimento prevede che "il medico con in cura un paziente, per la prima volta, per una patologia cronica, ovvero per un nuovo episodio di patologia non cronica, per il cui trattamento sono disponibili più medicinali equivalenti, è tenuto ad indicare nella ricetta del Servizio sanitario nazionale la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco. Il medico ha facoltà di indicare altresì la denominazione di uno specifico medicinale a base dello stesso principio attivo; tale indicazione è vincolante per il farmacista ove in essa sia inserita, corredata obbligatoriamente di una sintetica motivazione, la clausola di non sostituibilità". Cosa vuol dire questo in pratica? Semplicemente che il medico non indicherà più la marca di un farmaco ma il principio attivo contenuto nello stesso, così che sia poi, quando possibile, compito del farmacista provvedere a fornire all’utente la possibilità di scegliere. Il Sistema sanitario nazionale rimborserà il costo del solo farmaco generico, mentre chi desidererà il medicinale “di marca” potrà pagare la differenza direttamente in farmacia.

Questa procedura ha generato, in questi primi giorni di applicazione, più di una confusione nei fruitori, spaventati dall'idea di essere trattati come pazienti di seria A o di serie B a seconda della loro disponibilitàeconomica o di vedersi di colpo somministrare farmaci meno efficaci di quelli ricevuti prima del 15 agosto. “In realtà per chi ha bisogno di un medicinale cambia poco - spiega Marcello Pittaluga, proprietario dell’omonima farmacia e presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Alessandria - nel senso che il principio attivo contenuto nel farmaco non può variare, fra generico e 'di marca'. Quello che può cambiare è eventualmente la sua biodisponibilità, causata da una diversa composizione negli eccipienti combinati con il principio attivo". La legge italiana prevede infatti una tolleranza del 20%, che può influenzare effettivamente in qualche caso la maniera in cui un organismo reagisce al medicinale, ma questo è vero anche con i farmaci tradizionali, perché in fondo ogni organismo ha tolleranze e produce risposte alle cure leggermente diverse”. Ma quanto è giusto che si preoccupino gli utenti? A leggere la normativa è bene ribadire in ogni caso che, a discrezione del medico curante, può essere vincolata l’erogazione di uno specifico farmaco (specialmente nel caso di malattie croniche o particolarmente gravi) in modo da essere ragionevolmente sicuri che l’effetto finale sia il più possibile quello atteso.

Un altro dei punti poco chiari è però quello legato al reale risparmio da parte dello Stato derivante dall’operazione. Su questo piano in effetti circolano spesso informazioni sbagliate, almeno secondo il presidente Pittaluga, che precisa: “questo nuovo procedimento fa parecchia confusione. Per i farmacisti non cambia nulla, perché devono semplicemente eseguire ciò che il medico prescrive. Non è vero che c’è risparmio da parte dello Stato però, al massimo ci può essere per il cittadino: il Sistema Sanitario nazionale rimborserà alla farmacia per un farmaco con ricetta esattamente la stessa cifra che in passato, solitamente quella legata al prodotto “generico”, cioè quello di minor costo". E' al cittadino che verrà data la possibilità di risparmiare la cifra della differenza che avrebbe pagato per acquistare il medesimo principio attivo contenuto però nel farmaco “griffato”, se invece sceglie il generico.
22/08/2012
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