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Novi Ligure

Rachida, mediatrice per caso

Un volto e una figura ormai familiari sia agli immigrati che a tutti i novesi, quelli di Rachida Hasbane, mediatrice culturale di lingua araba. "Extracomunitari più integrati - spiega - ma molti sono in partenza per la crisi"
NOVI LIGURE - Ormai anche Novi presenta una popolazione multietnica. È nutrito il numero di stranieri che vivono e lavorano in città, fra questi sicuramente una figura nota e familiare anche per i novesi doc è quella di Rachida Hasbane, mediatrice culturale di lingua araba.

— Quando sei arrivata in Italia?

“Sono arrivata nel 1992 a Valenza, da poi da Valenza, nel 1994, sono giunta Novi”.

— Come sei diventata mediatrice culturale?
“Sono diventata mediatrice per caso, non sapevo neppure che esistesse questa professione. Facevo volontariato, sapendo l’italiano, aiutavo le donne di lingua araba a compilare per esempio le domande per l’iscrizione dei figli nelle scuole oppure quando dovevano recarsi in ospedale. Attraverso la Croce Rossa Italiana, si era dato vita anche a iniziative volte proprio a favore delle donne e io davo il mio aiuto. Poi un giorno proprio Sandra Mantero (presidente della sezione novese Cri ndr), mi ha segnalato, era il 1999, un corso per mediatori culturali che si teneva a Alessandria e mi ha spinto a iscrivermi. Il corso consisteva in 800 ore dal lunedì al venerdì, un mese si seguivano le lezioni a Alessandria e un mese a Asti. Terminato il corso sono diventata mediatrice”.

— Rispetto a quando sei arrivata a Novi sono cambiati i problemi degli immigrati?
“Diciamo che nel tempo ho visto che è migliorato il modo di integrarsi e di condividere la vita della comunità novese. L’aspetto negativo è che, purtroppo, ultimamente tanti extracomunitari abbandonano la città per questioni economiche, il lavoro scarseggia, e si trasferiscono in altri Stati. Questo significa perdere qualcosa di importante e soprattutto vuol dire ricominciare da capo”.

— A Novi l’amministrazione comunale ha costituito il focus group immigrati che importanza ha avuto questo gruppo nell’integrazione?
“Sono stata tra le promotrici del focus group con l’allora assessore Ippolito Negro. L’idea era stata mia, ritenevo utile costituire questa rappresentanza delle comunità presenti a Novi. Mi sono attivata per riunirle e per far eleggere la rappresentanza. Credo che questa iniziativa abbia avuto e abbia un grande importanza perché quando ci incontravamo lo facevamo all’interno del Comune, nella sala del consiglio di Palazzo Pallavicini, ci univa il fatto di vivere nella stessa città, nello stesso Stato e tutti dovevamo parlare italiano durante gli incontri”.

— Quanto può fare, alla luce della tua esperienza, un Comune per migliorare la vita e l’integrazione degli extracomunitari in città?
“È difficile coinvolgere tutti ma è fondamentale perché altrimenti diventano persone invisibili. Bisogna interagire attraverso iniziative mirate. Teniamo presente che oggi vivono qui già le terze generazioni degli immigrati. I figli oggi si sento parte integrante della città e sono loro, molto spesso, a lavorare per l’integrazione dei loro familiari”.

 
28/04/2014
Marzia Persi - m.persi@ilnovese.info
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